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News / Tecnologia e società / I tessuti ecologici innovativi con fibre tessili naturali per una moda sostenibile
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I tessuti ecologici innovativi con fibre tessili naturali per una moda sostenibile

Al mondo della moda è richiesto più che un semplice “greenwashing”: le persone più attente cercano tessuti riciclati, ecosostenibili e sempre più spesso vegan. Oltre allo strano mondo dei tessuti innovativi sperimentali più estremi, esiste un comparto verde che mescola nuove molecole sintetiche biodegradabili a riscoperte di fibre naturali antichissime, totalmente vegetali.

Per l’uomo moderno, essere glabro è sempre stato un bel problema. Il suo ingegno lo ha portato a sfruttare, fin dall’antichità, fibre e tessuti ricavati in parti uguali da animali - lana, seta - e da vegetali - cotone e lino su tutti. La richiesta sempre più alta di indumenti, nei secoli, ha portato ad innovazioni tecnologiche purtroppo non sempre ecosostenibili; i tessuti sintetici, composti sostanzialmente da materie plastiche e derivati del petrolio, hanno creato un enorme problema ecologico, le cosiddette microplastiche. Sono ovunque, ormai: nell’acqua, intrappolate nei ghiacci, negli animali di cui ci cibiamo. Un disastro ecologico globale che ha spinto le aziende più lungimiranti ad un ritorno alle fibre naturali, puntano sulla diversificazione e su tessuti ecologici innovativi sempre più cruelty-free.

Il fast fashion punta sulle fibre tessili naturali e sulla chimica ecosostenibile

I colossi mondiali del fast fashion stanno cercando di sopperire all’evidente mancanza di sostenibilità della loro produzione utilizzando fibre tessili riciclate o ricavate da cellulosa vegetale, andando così incontro anche alla sempre più diffusa richiesta di tessuti vegan. Riportare i propri capi alla fonte, per poter appunto riciclare lana e cotone, è un’ottima pratica per tutti: si liberano gli armadi e si aiuta il pianeta. Ma non è sufficiente per chi comunque ha come business vendere milioni di capi.

Un tessuto sostenibile sempre più presente nelle collezioni di queste catene è il tencel, che comprende i due sottoprodotti lyocell e modal. Nata nel 1988, questa fibra è sostanzialmente fatta di cellulosa, quindi ricavata da alberi e fibre vegetali, poi disciolta in NMMO-monoidrato; l’utilizzo di questa sostanza chimica e di solventi atossici rende la filiera produttivo poco inquinante rispetto ad esempio alla viscosa, che invece utilizza il solfuro di carbonio. Il tessuto ha un’ottima resistenza e traspirabilità, ma soprattutto è quasi del tutto biodegradabile.

Oltre al tencel, l’ultima novità affacciatasi nel campo dei tessuti ecologici è l’Amni® Soul Eco, prodotta dal gruppo Rhodia-Solvay. Si tratta sostanzialmente di una fibra di nylon basata su una formula migliorata di poliammide 6.6. I capi prodotti in questo tessuto ecosostenibili, se posti in una discarica anaerobica, vengono divorati e digeriti dai batteri creando biogas, ed in 5 anni sono completamente decomposti.

La filiera verde delle fibre tessili naturali: dai tessuti di bamboo alla canapa

La produzione di tessuti in fibre naturali che esclude lavorazioni chimiche, puntando su una filiera meccanica e più etica, ha creato un nuovo comparto tessile biologico molto interessante.

Una delle piante più utilizzate per questi tessuti ecologici, a crescita veloce e praticamente infestante è il bamboo. La sua coltivazione a basso impatto è naturale, senza utilizzo di pesticidi o fertilizzanti e non ha bisogno di alcuna cura da parte dell’uomo. Sempre più utilizzato anche in ambito architettonico, il bamboo non smette di regalare meraviglie: la fibra che se ne ricava è molto simile alla viscosa, con la stessa stabilità e resistenza; inoltre, grazie alla presenza di micro sacche d’aria all’interno delle sue fibre, il tessuto di bamboo è estremamente traspirante e naturalmente antibatterico, il che lo rende molto adatto a biancheria intima e alla biancheria da letto, in quanto anti tarmico e anti acaro.

Un’altra pianta antica, di facile e rapida coltivazione, la cui fibra presenta caratteristiche simili alla lana, è la canapa. La sua fibra è cava e igroscopica, perciò termoisolante e traspirante allo stesso tempo, esattamente come le lane più pregiate (es. la lana merino). Questo rende i capi in tessuto di canapa freschi d’estate e caldi d’inverno; la fibra è estremamente robusta, riflette i raggi UV, scherma i campi elettrostatici ed è antisettica. Una pianta più che stupefacente!

Ultima e bistrattata pianta infestante - ma deliziosa nel risotto - che si impara ad odiare fin da bambini, è l’ortica. I nostri prati ne sono pieni, la evitiamo accuratamente ma l’ortica è sostanzialmente come il maiale: di lei non si butta niente. Con la parte interna si produce una carta molto pregiata, dalle foglie mangime per animali e dalla corteccia una fibra tessile brillante come la seta; per ricavarla, gli steli vengono semplicemente fatti macerare in acqua, poi si fanno asciugare e poi passano alla cardatura. Un processo del tutto naturale.

Lucente, elastica, resistente, traspirante, antistatica e morbida al tatto, in realtà la fibra ricavata dalle ortiche è solo una riscoperta di un sapere molto antico: se ne testimonia l’utilizzo già dall’età del bronzo, e fu ampiamente utilizzata fino in epoca napoleonica. In seguito venne trascurata per riapparire nel primo dopoguerra, specialmente nel nord Europa. Oggi torna di nuovo ad affacciarsi nel terzo millennio come tessuto ecologico e biodegradabile al 100%, e forse cominceremo ad amarla un po’ di più.

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