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News / Innovazione e tecnologia / Bletchley Park: dalla macchina enigma al primo computer di Alan Turing

Bletchley Park: dalla macchina enigma al primo computer di Alan Turing

Durante la seconda guerra mondiale, un’elegante tenuta a nordovest di Londra, Bletchley Park, divenne uno dei luoghi chiave per l’esito del conflitto. Qui i servizi segreti inglesi stabilirono la Stazione X, interamente dedicata alla crittoanalisi dei codici nemici. Lo sforzo delle migliaia di persone che vi lavorarono portò alla decrittazione, tra le altre, della macchina Enigma nazista. Anche Alan Turing prestò il suo genio a Bletchley Park, dove non a caso oggi sorge un museo dell’informatica: il National Museum of Computing.

Prati verdi e impeccabili, piccole villette bifamiliari e un meteo piuttosto incline all’imprevedibilità. Bletchley, a un’ottantina di chilometri a nord di Londra, è un sobborgo inglese come tanti altri. O almeno così può apparire, se non se ne conosce la storia. Nella tenuta di Bletchley Park, per cinque anni, si combatté giorno e notte una battaglia decisiva per l’esito della seconda guerra mondiale. Anziché fucili e cannoni, le armi impiegate da queste parti erano la logica, la matematica e la crittoanalisi. L’obiettivo? Decifrare i codici con cui l’Asse proteggeva le proprie comunicazioni radio. Obiettivo che venne centrato, decodificando persino la complicatissima macchina Enigma dei nazisti e la connessa cifratrice di Lorenz.

A destinare questa tenuta agli scopi militari fu Sir Hugh Sinclair, allora a capo dei servizi segreti britannici. Pare persino che la comprò con il proprio denaro, nel 1938, dopo aver ricevuto il diniego allo stanziamento dei fondi necessari dal Governo. Ciò che lo convinse ad agire così fu la posizione altamente strategica di Bletchley Park, vicinissima com’era alla stazione ferroviaria; non una stazione qualunque però, ma quella dove la linea tra le università di Oxford e Cambridge incontrava quella che metteva in comunicazione Londra con le altre principali città d’Inghilterra. E poiché l’intenzione fu sin dall’inizio quella di destinare il luogo alla sede del Government Code & Cypher School, la facilità di approvvigionamento di menti brillanti era un requisito essenziale.

Da gruppo di lavoro a vera e propria divisione

Inizialmente il gruppo di crittoanalisti era formato da linguisti, campioni di scacchi, papirologi e appassionati di enigmistica. Ben presto a questi vennero affiancati in numero sempre maggiore figure accademiche di spicco, come Alan Turing, che arrivò a nella villa di Bletchley Park il giorno dopo la dichiarazione di guerra, assieme ad altri due grandi matematici come Gordon Welchman e John Jeffreys.

Proprio Turing fu tra i firmatari di una lettera inviata a Winston Churchill nel 1941, in cui si lamentava la mancanza di personale. Come risultato, nell’arco di pochi mesi la situazione mutò radicalmente. Da gruppo di lavoro ultra-segreto – da cui deriva il nome Ultra dell’operazione – il personale all’opera nella Stazione X (dove X indica il numero romano 10) assunse le proporzioni di una divisione dell’esercito. Nel 1945, nella tenuta arriveranno a essere 10.000 le persone contemporaneamente al lavoro sulla crittoanalisi. È per questo che, nei pressi della villa al centro della tenuta, durante la guerra sorsero numerosi altri edifici e baracche in legno.

Alan Turing e Bletchley Park: prima la bomba, poi il Colosso

L’importanza di Bletchley Park e del mastodontico lavoro di decrittazione svolto al suo interno è perlomeno duplice. Da un lato, diversi storici concordano sul ruolo che ebbe nell’anticipare la fine della seconda guerra mondiale; altri si spingono addirittura a sostenere che, senza la Stazione X, l’esito finale sarebbe stato di gran lunga più incerto.

Da un altro punto di vista, qui si compì un passo fondamentale per l’informatica. In questo senso un contributo enorme lo diede proprio Alan Turing, che già nel 1936 aveva teorizzato una “macchina di calcolo logico”, sostenendo che fosse possibile creare una macchina utilizzabile per qualsiasi sequenza computabile. Un’idea visionaria per cui il matematico inglese è spesso indicato come il padre del computer.

Dal punto di vista pratico, Turing progettò la prima versione inglese della “bomba”, un decrittatore elettromeccanico utilizzato per decifrare i messaggi nazisti inviati con la macchina cifrante Enigma. Ancora più importante fu però l’evoluzione di questo strumento di origine polacca: il Colossus. Quest’ultimo venne costruito nel 1944 e utilizzato con successo per carpire i messaggi codificati dalle cifratrici di Lorenz, impiegate per le comunicazioni tedesche della più alta importanza. Si tratta del primo computer elettronico e programmabile mai realizzato, progettato dal matematico Max Newman, che a sua volta si basò su alcuni concetti elaborati da Turing.

Bletchley Park oggi: il museo dell’informatica e il primo computer

Ancora oggi è possibile vedere il mastodontico primo computer della storia a Bletchley Park, per rendersi conto di quanto il nome Colossus fosse appropriato. A dire il vero si tratta di una replica perfettamente funzionante, che costituisce una delle principali attrazioni del National Museum of Computing, il museo dell’informatica oggi ospitato nel blocco H.

Oltre a questo, è l’intera tenuta a essere oggi un luogo dedicato al ricordo di quegli anni di grandi scoperte tecnologiche in un tragico contesto. Alcune delle baracche sono state conservate o ricreate esattamente come durante i giorni della guerra. Così come i blocchi e la villa vittoriana attorno alla quale tutto si è sviluppato.

Tutti questi edifici, inoltre, ospitano costantemente mostre ed eventi; in gran parte incentrati sul ruolo che ebbe la crittoanalisi nella seconda guerra mondiale, ma anche riguardanti temi di attualità a essa collegati. Per esempio, fino alla fine del 2020 il blocco C ospita una mostra interattiva sulla sicurezza nel ciberspazio.

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