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Tecnologia e donne: la top manager Layla Pavone racconta innovazione tecnologica e gender gap

È una donna o dieci donne? Parlare con Layla Pavone ti lascia con questo dubbio e anche con la voglia di conoscere, di crescere, di fare. Chief Innovation Marketing and Communication Officer e membro del board di Digital Magics, fondatrice e co-direttore di due master in digital communication all’Università Cattolica, fondatrice del progetto MIA (Miss In Action) e membro di alcuni consigli di amministrazione, Layla Pavone ci racconta il mondo dell’innovazione tecnologica, il potenziale dell’Italia e il ruolo fondamentale delle donne e della scuola per progredire.

Layla Pavone: la comunicazione, una passione di famiglia

“Mio padre era fotoreporter e aveva un’agenzia fotografica. Mia figlia, che ora ha 24 anni, lavora in un’agenzia di pubbliche relazioni: il filone della cultura dell’immagine e della parola appartiene al DNA della mia famiglia. Per quanto mi riguarda, Io ho iniziato come giornalista, ma tutto è cambiato nel momento in cui si è aperta una sliding door nella mia vita, ovvero quando ho avuto l’occasione di partecipare al primo master in Italia in comunicazione d’impresa e nuove tecnologie. Era la prima volta che le parole tecnologie e comunicazione apparivano insieme e questa novità mi aveva molto incuriosito. Su 500 candidati siamo stati selezionati in 15 e da lì è iniziata la mia passione per questo mondo. Già all’epoca avevo percepito l’importanza del ruolo del software nel mondo della comunicazione e, sebbene non ci fosse ancora Internet in quel momento, avevo intuito il potenziale altissimo riposto nella nuova prospettiva tecnologica. Quel master è stato una fortuna per me, perché mi sono trovata nel posto giusto al momento giusto. Ho lasciato il giornalismo e sono rimasta sempre nell’ambito della comunicazione d’azienda. Oggi sono in Digital Magics, il più importante incubatore di start up in Italia, il primo che, a livello europeo, si è quotato in borsa. Ogni anno vediamo circa 1500 realtà, selezionandone circa l’1%. Le aiutiamo a crescere fornendo competenza ed esperienza, perché siamo tutte persone che hanno iniziato la loro carriera proprio quando è nato il digitale”.

L’Italia può avere un ruolo importante nell’innovazione tecnologica?

“Prima di arrivare in Digital Magics, ho lavorato per 20 anni in una multinazionale della comunicazione come amministratore delegato, confrontandomi quotidianamente con gli altri Paesi e ho imparato 3 cose:

  1. Non abbiamo niente da imparare dall’estero. Lo dico anche con un filo di arroganza, ma il genio e il talento italiano sono indiscutibili. Abbiamo una capacità di adattamento e un’intelligenza emotiva che sono fondamentali e unici. Non dimentichiamo che l’MP3 e l’SMS sono stati inventati da italiani e che anche la storia della tecnologia è piena di nomi italiani, non solo il mondo dell’arte e della cultura.

  2. Il vero problema italiano è il “nanismo”: siamo piccoli e ci confrontiamo con un mondo enorme, anche solo da un punto di vista quantitativo (vedi Cina o BRICS, Brasile Russia India Cina Sudafrica)".

  3. Un altro problema del nostro Paese è la lingua: noi non parliamo l’inglese. Fatta eccezione per un 5% della popolazione che lo parla bene e non è un tema che la scuola italiana può e vuole risolvere, sebbene l’inglese per le aziende sia fondamentale.

Tecnologia e donne: il gender GAP esiste e va affrontato

Sono ancora troppo poche le donne, non solo in Italia, ma in tutto il mondo, che ricoprono ruoli dirigenziali nel settore dell’innovazione e della tecnologia. Eppure, quando le donne arrivano in alto, sono indiscutibilmente brave e capaci. “Io ho pianificato la mia vita sin da subito intraprendendo una carriera che mi ero immaginata da bambina. Sapevo che sarei stata indipendente, pur avendo una mamma casalinga… o forse proprio per questo. Il tema dell’indipendenza è importantissimo e coinvolge donne, uomini, cultura e Stato. Il ruolo e le azioni di tutti devono incastrarsi come in un puzzle per far cambiare veramente le cose. Quando cominci a fare il top manager, il tempo diventa la variabile fondamentale e ci deve essere un sistema che ti supporta in questo ma, fino ad ora, questo sistema ha funzionato con una pianificazione fatta da uomini ed è quindi chiaro che non veda una serie di temi ed esigenze più legati al mondo femminile. Bisogna invece pianificare un’infrastruttura che parimenti sostenga la famiglia, perché la donna deve poter ambire a raggiungere certi livelli. Capita spesso purtroppo che le donne si sacrifichino perché non possono fare altrimenti, perché nella coppia ci si trova a fare delle scelte: o l’uno o l’altro. E sappiamo tutti come va a finire”.

Superare il gender gap: azioni concrete per le donne

“Quando le donne hanno la possibilità di andare avanti, sono brave. Sono resilienti, hanno una visione a 360°, più orizzontale rispetto a quella degli uomini. Una donna sa far funzionare una famiglia, quindi può far funzionare molto bene anche un team, che altro non è che una specie di famiglia. Oggi siamo in una società fatta di hyperlink, di punti che devono essere collegati. E in questo le donne sono molto brave. Spesso però si autoconvincono che non ce la possono fare, perché glielo hanno fatto credere da sempre. Così, quando ho visto il dato relativo alla presenza di donne startupper, mi sono molto allarmata. Solo il 13,4% delle start up è avviata da founder donne; eppure, se togliamo tecnologia e innovazione, le imprenditrici in Italia sono circa il 33%*. Mi sono quindi chiesta cosa avrei potuto fare per cercare di risolvere questo problema e, insieme a Isabella Fumagalli, Amministratore Delegato di BNP Paribas Cardif, ho creato un programma di accelerazione totalmente “discriminatorio”, perché cerchiamo donne che vogliono fare impresa tecnologica e quindi innovativa. Il progetto si chiama MIA, acronimo di Miss In Action, siamo alla seconda edizione e ogni anno selezioniamo fino a quattro start up”.

Tecnologia vuol dire anche rischiare

Secondo Layla Pavone, innovazione e tecnologia sono sempre sinonimo di evoluzione e di cambiamento positivo, ma portano anche dei rischi. “C’è il rischio di mitizzare la tecnologia e non riuscire più a trovarsi nella quotidianità che richiede anche dei tempi morti, i tempi dell’ozio, del relax e della riflessione. Vivere in un tourbillon dove tutto rimane in superficie fa sì che non riusciamo a sedimentare e analizzare in modo critico, con la conseguenza di essere usati da soggetti che non sempre tengono alla nostra salute, al nostro interesse e alla nostra incolumità”.

Innovazione e tecnologia: le idee per giovani ed istituzioni

Layla Pavone, tanta esperienza e idee ben chiare per affrontare il futuro:

  • “Da solo non vai da nessuna parte, devi trovare dei partner con cui condividere dei percorsi”.

  • “Dagli sbagli si può e si deve imparare molto: la cultura dell’errore è alla base dell’innovazione, che è costruita proprio su esperimenti non andati a buon fine. Ma, attenzione, un fallimento deve durare poco, poi bisogna subito capire, riflettere e ripartire. Noi italiani, però, non abbiamo la cultura del fallimento nel nostro DNA. In questa fase storico ritengo sia necessario impararla”.

  • “La scuola e i media hanno un ruolo molto importante nel creare accesso e consapevolezza verso la tecnologia e la digitalizzazione. L’Italia deve puntare molto su quella che viene definita l’alternanza scuola-lavoro, perché tante nozioni e regole di vita si imparano proprio sul campo. Uscire a 25 anni dall’università senza mai aver visto un’azienda può rappresentare un bel problema”.

  • “Una cosa che raccomando a tutti gli studenti è di fare l’Erasmus: torni come una persona diversa, più aperta, più attenta”.


*ISTAT, “Startup survey 2016”.

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