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Edith Wharton, la prima donna a vincere il premio Pulitzer per la narrativa

Quando si cita L’età dell’innocenza, la maggior parte delle persone pensa al celebre film diretto da Martin Scorsese. Molti ricordano il romanzo, pochi, invece, conoscono l’autrice, Edith Wharton, e ancora meno sanno che è stata la prima donna a vincere il Premio Pulitzer per la narrativa grazie al suo romanzo nel 1921.

“I am an incorrigible life-lover & life-wonderer & adventurer”. Si presenta da sola Edith Wharton, scherzosa, divertente, avventuriera e amante della vita e del mondo, una donna di fine Ottocento, lontana dagli schemi dell'epoca, appassionata di arte (in particolare dei Preraffaelliti che cita nel suo romanzo postumo) e di letteratura. Ed è proprio alla letteratura che si lega la sua storia. Edith è stata infatti la prima donna nella storia a vincere il Premio Pulitzer, per la narrativa.

Edith Wharton, vita privata e divorzio

Ma andiamo con ordine. Wharton è il nome da sposata, che Edith mantiene però anche dopo il divorzio, ed è quello con cui diventa famosa. La sua famiglia (i Newbold-Jones) ha origini newyorkesi, ma Edith deve alla sua patria solo i natali perché, sin da piccola, viaggia in Europa trascorrendo nel vecchio continente un lungo periodo, apprendendone l’arte, la cultura e anche le lingue (italiano, francese e tedesco in particolare).

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Il talento di questa scrittrice non deve attendere molto tempo per sbocciare. Già all'età di quattordici anni, sotto le mentite spoglie di David Oliveri, Edith Wharton scrive il suo primo romanzo. In questi stessi anni compone anche molte poesie, una delle quali viene inclusa in una raccolta pubblicata dalla rivista Atlantic Monthly.

Nel 1885 sposa un ricco banchiere di Boston, Edward Wharton, il quale però già dopo pochi anni inizia a mostrare i segnali di gravi disturbi mentali, che lo portano, tra l’altro, ad intraprendere diverse relazioni extra-coniugali con giovani donne, spesso anche prostitute. Con il passare del tempo quindi il rapporto tra Edward ed Edith Wharton si incrina progressivamente, fino a divenire una separazione di fatto.

Nel 1907 la scrittrice abbandona definitivamente gli Stati Uniti, trasferendosi in Francia, dove rimane fino alla morte. Divorzia formalmente solo nel 1913, mantenendo però il cognome del marito con il quale è rimasta nella storia come la prima donna vincitrice del premio Pulitzer per la narrativa.

Da New York alla Francia: il trasferimento di Edith Wharton a Parigi

In Francia Edith Wharton trova il grande amore (il giornalista Morton Fullerton), ma, soprattutto, la fama letteraria che merita e che coltiva senza sosta.

Sempre attiva tra pubblicazioni, romanzi e articoli, non interrompe mai – nonostante la guerra – la sua produzione. Al contrario, la alimenta e le dà sempre maggior vigore grazie anche alla sua grande capacità di circondarsi di grandi figure letterarie. La sua casa – ovunque essa sia, ma in particolare a Parigi – diventa ben presto il fulcro di importanti circoli letterari, che ospitano Henry James, Walter Berry e Bernard Berenson.

Negli anni della Prima Guerra Mondiale, la Wharton aumenta il suo impegno sociale, organizzando in Francia laboratori per le donne rimaste senza lavoro e senza assistenza allo scoppio del conflitto, aiutando orfanotrofi, raccogliendo fondi e trasformando i suoi circoli in ostelli per rifugiati. Per questa iniziativa la futura vincitrice del Pulitzer ottiene nel 1916 anche la Legion d'Onore del governo francese. Nel frattempo, collabora con testate americane, una reporter di guerra ante-litteram.

Continua comunque a scrivere novelle e racconti, come La Marna (1918), gettando le basi per quello che di lì a poco sarà il suo capolavoro, L'età dell'innocenza, pubblicato al termine della guerra.

La prima donna a vincere il Premio Pulitzer per la narrativa

Impegnata, appassionata e talentuosa, definirla scrittrice è riduttivo perché l’attività letteraria è solo una parte di tutto quello che Edith Wharton riesce a realizzare nella sua vita e nella sua carriera. Raggiunge grandi risultati in tutto ciò che crea e aiuta anche gli altri a raggiungerli, ma è la scrittura in particolare a consacrarla alla storia facendole vincere uno dei riconoscimenti più importanti.

Nel 1921, quando la guerra è ormai finita, il suo romanzo, L’età dell’innocenza, riceve il Premio Pulitzer, assegnato ogni anno a coloro che si sono distinti in una delle 21 categorie del riconoscimento tra cui cronaca, fotografia, vignetta, fiction, letteratura e musica. Edith Wharton è la prima donna a ricevere il Premio Pulitzer per la narrativa. Dopo di lei, ci furono Willa Cather nel 1923, Margaret Wilson nel 1924 e molte altre scrittrici, tra cui, solo per citare una delle più note, Margaret Mitchell nel 1937, autrice di Via col vento. Ma, come spesso accade, e come accade anche alla Wharton, la versione cinematografica moderna diviene molto più nota dell’opera narrativa.

Le opere e i romanzi di Edith Wharton

La produzione di questa autrice innovativa e perspicace è decisamente numerosa. Nel 1902 pubblica il suo primo romanzo, The Valley of Decision, ambientato nell'Italia del XVIII secolo. A questo seguono una serie di pubblicazioni, tra racconti e articoli, spesso usciti sui migliori giornali europei e americani.

La lista dei suoi libri non si ferma certo qui: nel 1905 esce La casa della gioia (1905), il primo romanzo che la consacrò come autrice di successo. Due anni dopo arriva Il frutto dell’albero e nel 1911 pubblica Ethan Frome, secondo molti la sua opera più riuscita, incisiva e avvincente, a metà strada tra un lungo racconto ed un romanzo breve. Poi una lunga serie di opere: La scogliera (1912), L’essenza del paese (1913), Estate (1917).

Il 1920 è l’anno del romanzo L’età dell’innocenza, il 1922 invece vede la pubblicazione di Raggi di Luna, un’opera emblematica, una critica impietosa alla società – alla buona società – del suo tempo, alle storie d’amore ostacolate dalle convenzioni di un mondo ipocrita.

Ma Edith Wharton non si ferma. Nel 1923 esce Un figlio al fronte, poi La ricompensa di una madre (1925), Il sonno del crepuscolo (1927), I ragazzi (1928). Il canto delle muse del 1936 è il suo ultimo romanzo completo. Nel 1937 viene pubblicato Storie di Fantasmi, Ghosts in lingua originale, importante raccolta di racconti iniziata nel 1909 e continuata a più riprese fino al 1937, anno della sua morte, nella quale forte è il debito intellettuale contratto con il collega ed amico Henry James.

Con ironia, gioco e meraviglia l’autrice esalta i numerosi enigmi che la realtà racchiude tra le sue pieghe. Il "soprannaturale" si manifesta ovunque, senza distinzione in termini di classe sociale, privilegiando però particolari stati d'animo e luoghi "infestati", che l'accumulo di memorie, evocazioni e immagini trasforma nel corso del tempo in teatri spettrali.

Edith Wharton muore nell’agosto del 1937, lasciando incompiuto il romanzo Bucanieri, dove riesce a rappresentare in modo assolutamente nuovo per l'epoca - ricordiamoci che viene scritto intorno agli anni Trenta del ventesimo secolo – il ruolo della donna. La prima donna vincitrice del Pulitzer la immagina appunto libera e forte (almeno così lo sono le cinque eroine di questo romanzo) e anche divorziata, proprio come lei. Il termine “bucanieri” nelle intenzioni dell'autrice si riferisce agli statunitensi che, forti delle loro ricchezze, vanno all'assalto dell'Europa per accaparrarsi opere d'arte e parentele nobili. La Wharton, amante dell'arte, inserisce anche la figura immaginaria di Laura Testvalley, cugina dell'artista preraffaellita Dante Gabriel Rossetti.

Dal romanzo al film, le opere di Edith Wharton al cinema

Il successo del romanzo L’età dell’Innocenza ha superato l’epoca in cui viene concepito per arrivare sul grande schermo alla fine del secolo scorso. Nel 1993, il regista Martin Scorsese trae da quest’opera il film omonimo, interpretato da attori del calibro di Daniel Day-Lewis, Michelle Pfeiffer, Winona Ryder e Geraldine Chaplin. 5 nomination agli Oscar per questa trasposizione cinematografica per poi aggiudicarsi la statuetta per i migliori costumi. Winona Ryder vinse un Golden Globe come miglior attrice non protagonista.

L’età dell’Innocenza non è stata tuttavia l’unica opera di Edith Wharton a diventare il soggetto di un film. Nel 1939 dal racconto The Old Maid il regista Edmund Goulding trae il film Il grande amore, con Bette Davis e Miriam Hopkins. Nel 1990 da I ragazzi il regista Tony Palmer realizza il film Children, con Ben Kingsley e Kim Novak. Sempre nel 1993 da Ethan Frome il regista John Madden trae il film Ethan Frome - La storia di un amore proibito, con Liam Neeson e Patricia Arquette. Nel 2000, invece, da La casa della gioia il regista Terence Davies realizza l'omonimo film con Gillian Anderson e Laura Linney.

Un primato dopo l’altro

Edith Wharton non era “una donna da un solo obiettivo”. Consapevole o no dei primati raggiunti, la si ricorda anche come la prima donna ad aver raggiunto il Monte Athos, in Grecia, un’area religiosa visitabile solo dopo aver ottenuto un visto e ancora oggi preclusa alle donne.

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Visitò anche un harem in Marocco, altra esperienza molto difficile in quegli anni per una donna, e la sua indole da viaggiatrice la portò ad attraversare l’Atlantico circa sessanta volte nella sua vita. Se sia stata la prima donna a farlo, non è dato saperlo, ma sicuramente è un grande traguardo ancora oggi.

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