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Donne importanti nella storia dell’arte: Artemisia Gentileschi, la prima donna pittrice

Artemisia Gentileschi, pittrice barocca dal talento cristallino e dalla vita tormentata, è stata la prima donna nella storia dell’arte a venir considerata un “maestro” alla pari degli uomini. Oggi torna alla ribalta con un dipinto ritrovato recentemente e, appena possibile (post Covid-19), con una grande mostra alla National Gallery di Londra.

“Vi mostrerò, vostra illustre signoria, di cosa è capace una donna”. Così parla la pittrice Artemisia Gentileschi al collezionista e mecenate napoletano Antonio Ruffo, nel 1630. Considerata l’epoca era praticamente un affronto, eppure il coraggio di Artemisia le vale una lunga carriera che la porta a lavorare anche alla corte di Carlo I, sovrano d’Inghilterra. Oggi la possiamo considerare una delle donne più importanti nella storia dell'arte del XVII secolo. È anche per questo motivo che nei prossimi mesi la National Gallery di Londra le dedicherà una mostra unica: Artemisia. Proviamo a raccontare la sua esperienza artistica, partendo da ciò che rimane della sua vita e della sua esperienza: 34 dipinti e 28 lettere.

Donne importanti nella storia: il coraggio di Artemisia Gentileschi

La vita di Artemisia Gentileschi inizia nel 1593 a Roma, dove nasce e dove comincia a dipingere insieme ai suoi fratelli nella bottega del padre, Orazio Gentileschi, amico e seguace di Caravaggio. L’opera che inaugura la sua carriera – e anche la mostra di Londra – è “Susanna e i vecchioni”, dipinta a soli 17 anni. Quasi un presagio sull’evento che segnerà a breve la sua vita privata e i soggetti delle sue opere successive. Artemisia Gentileschi infatti subisce violenza da Agostino Tassi, nel 1611, suo maestro di prospettiva, che al tempo della vicenda è impegnato, insieme a Orazio, alla decorazione di Palazzo Pallavicini Rospigliosi a Roma. Donna unica e pittrice inarrivabile, Artemisia Gentileschi dà dimostrazione ancora una volta del proprio coraggio, quando decide di accusare pubblicamente il Tassi, subendo un lungo, doloroso processo.

il coraggio di artemisia gentileschi

Ovviamente la sua reputazione a Roma viene per sempre rovinata da tali eventi. Per questo si trasferisce, dopo un matrimonio riparatore con il pittore Pierantonio Stiattesi, a Firenze. Il trasferimento rappresenta tuttavia per Artemisia l’occasione per stringere importanti amicizie, quali quelle con Galileo Galilei e col nipote di Michelangelo Buonarroti, e per acquisire un grande riconoscimento artistico presso la corte medicea, quando il 19 luglio 1616 viene ammessa alla prestigiosa Accademia del Disegno di Firenze. Artemisia Gentileschi è la prima donna a godere di tale privilegio.

A causa di altre dolorose vicissitudini private – la perdita di un figlio piccolo, la rottura del matrimonio - da Firenze Artemisia Gentileschi si sposta successivamente di nuovo a Roma, poi a Venezia ed infine a Napoli, dove rimane fino alla morte nel 1653.

La prima donna nell’arte: le opere della coraggiosa Artemisia Gentileschi

Artemisia Gentileschi, forte del suo enorme talento, è divenuta una figura iconica, che ha attraversato i secoli nella memoria collettiva come “prima donna pittrice” e simbolo femminista, anche a causa della sua vita intensa, segnata dalla violenza giovanile, e dei dipinti delle sue eroine classiche del Vecchio Testamento. Prima fra tutte, l’opera di “Giuditta e Oloferne”, dove la decapitazione di Oloferne da parte di Giuditta è rappresentata da Artemisia con estrema crudezza. La spada è già entrata nettamente nel collo e il sangue zampilla su tutta la scena, mentre l’ancella tiene bloccato sul letto il malcapitato. L’espressione sul volto di Giuditta è violenta, non c’è traccia di pentimento.

Lo storico dell’arte Roberto Longhi osservava a tal proposito nel secolo scorso “… che qui non v’è nulla di sadico, che anzi ciò che sorprende è l’impassibilità ferita di chi ha dipinto tutto questo ed è persino riuscita a riscontrare che il sangue sprizzando con violenza può ornare di due bordi di gocciole a volo lo zampillo centrale! Incredibile vi dico! Eppoi date per carità alla Signora Schiattesi – questo è il nome coniugale di Artemisia – il tempo di scegliere l’elsa dello spadone che deve servire alla bisogna! Infine non vi pare che l’unico moto di Giuditta sia quello di scostarsi al possibile perché il sangue non le brutti il completo novissimo di seta gialla? Pensiamo ad ogni modo che si tratta di un abito di casa Gentileschi, il più fine guardaroba di sete del ‘600 europeo, dopo Van Dyck.» (R. Longhi, Gentileschi padre e figlia, 1916, ed. Abscondita)

Le eroine della Gentileschi hanno tutte il medesimo tratto in comune: sono donne che hanno lottato contro un mondo dominato dagli uomini. Cleopatra, Lucrezia, Ester, Bathsheba e Santa Caterina martire: dipinte dalla talentuosa pittrice barocca, perdono tutte la valenza erotica spesso veicolata dall’interpretazione maschile, lasciando invece spazio alla drammaticità che solo una donna con il coraggio di Artemisia può comprendere e di conseguenza raffigurare.

Il dipinto di Santa Caterina, in particolare, sembra seguire la sorte dell’autrice anche ai giorni nostri. L’opera, che è in realtà un autoritratto, è stata acquisita lo scorso anno dalla National Gallery di Londra per soli 3,5 milioni di sterline. Una cifra relativamente contenuta, se paragonata al prezzo pagato per opere di artisti contemporanei (uomini) decisamente meno famosi, battute all’asta anche per 30 milioni. Il mondo dell’arte continua a sorprenderci quindi. Il dipinto, danneggiato dal tempo e recuperato grazie a cinque mesi di restauro, farà parte di una mostra monografica dedicata ad Artemisia Gentileschi, per poi entrare nella collezione permanente.

Artemisia Gentileschi, Londra e l’opera ritrovata

L’esibizione monografica delle opere di Artemisia Gentileschi a Londra non è casuale. La prima donna pittrice della storia dell’arte raggiunge il padre nella capitale inglese nel 1638 e vi rimane fino al 1641. Orazio Gentileschi è infatti all’epoca pittore di corte presso Carlo I e collabora alla realizzazione di varie opere, tra cui la decorazione del soffitto della Casa delle Delizie della Regina Enrichetta Maria. Risalente al periodo inglese è anche il bellissimo dipinto “Autoritratto come allegoria della Pittura”, oggi di proprietà della Regina Elisabetta II. Anche se il soggetto è troppo giovane rispetto all’età di Artemisia Gentileschi nel periodo in cui viene dipinto, il significato dell’opera è fortemente autobiografico. Si percepisce l’attenzione e la fatica, i capelli sono scarmigliati e la posa è tutto fuorché classica. Al collo della protagonista un ciondolo che sembra in tutto e per tutto un teschio. Si tratta di un memento mori: c’è sofferenza.

artemisia gentileschi donne importanti

Di questo periodo è anche l’opera riscoperta nel 2019 grazie al restauro di Simon Gillespie: “Davide e Golia”. Da sempre attribuito a Francesco Guerrieri, allievo del padre di Artemisia, questo dipinto è stato acquistato nel 2018 da un collezionista privato, che ne ha commissionato l’analisi e il restauro. Durante la pulitura della tela è tuttavia emersa una sorprendente verità, inconfutabile: la firma della pittrice incisa sulla lama della spada di Davide, a chiare lettere.

Questa vicenda assume una duplice valenza. Ci ricorda in primis come Artemisia Gentileschi, nonostante le numerose difficoltà che hanno costellato la sua vita, sia stata talmente talentuosa da essere annoverata tra le donne importanti nella storia dell’arte, in qualità di prima donna pittrice. Evidenzia dall’altro canto quanto ancora oggi sia “naturale” attribuire a un pittore di sesso maschile il merito di una grande opera. Sono stati necessari infatti circa 400 anni ed un accurato processo di restauro per decretare la corretta attribuzione alla vera autrice. Il Davide però non sarà incluso nella grande mostra londinese della National Gallery. E questo ha il sapore di una piccola, deliziosamente femminile, vendetta.

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