News / Tecnologia e società / Tutela dell’ambiente e plastica in mare: il contributo di due startup innovative e molto green
tutela ambiente plastica in mare

Tutela dell’ambiente e plastica in mare: il contributo di due startup innovative e molto green

Entro una sola generazione nel mare ci sarà più plastica che pesce. Non si tratta di previsioni allarmistiche, ma di uno scenario molto verosimile, che rende la tutela dell’ambiente contro la minaccia della plastica in mare uno dei temi più urgenti del nostro tempo. Nell’intero globo molte startup green stanno elaborando nuove soluzioni per affrontare e risolvere la questione in modo efficace (ed efficiente). Tra le startup più innovative, due in particolare si stanno concentrando sulla protezione dell’ambiente marino, studiando nuovi strumenti e processi capaci di rimediare al danno ambientale, raccogliendo i rifiuti plastici che ormai avvelenano mari, oceani e corsi d’acqua.

Molti di noi trovano qualcosa di inspiegabilmente rilassante nel mare. Anche solo osservarne le sfumature può attivare i centri del piacere nel nostro cervello – dal blu profondo dell’oceano aperto alle trasparenze dell’azzurro vicino a una spiaggia immacolata. La situazione sarebbe tuttavia molto diversa se il mare si presentasse come un ammasso disordinato di materiali irriconoscibili, di ogni forma, dimensione, colore o consistenza. Non si tratta di fantasia, ma di un rischio concreto per l’intera umanità, se non si inizia a considerare seriamente la tutela dell’ambiente marino e la riduzione massiva dell’immissione selvaggia della plastica. Questa è la direzione verso cui si stanno muovendo innumerevoli startup innovative in tutto il mondo. Quel che è certo finora è che il cammino da affrontare resta ancora molto lungo.

La dimensione epocale del problema diviene chiara guardando ad alcuni dati emblematici. Ogni anno, tra le 8 e le 12 milioni di tonnellate di plastica finiscono in mare*. Mantenendo questo ritmo, entro il 2050 nei mari di tutto il globo sarà purtroppo presente più plastica che pesce. Già oggi, correnti e maree hanno raccolto “spontaneamente” molti di questi rifiuti in cinque sterminate isole galleggianti disperse negli oceani. La più vasta, chiamata Great Pacific Garbage Patch, si trova al largo della costa occidentale degli Stati Uniti ed è grande circa 4,5 volte l’Italia.

Idee innovative e startup green per la salvaguardia e la tutela dell’ambiente marino

La tutela dell’ambiente marino è dunque strettamente connessa alla soluzione del problema dell’immissione incontrollata della plastica negli oceani. La criticità però non risiede nel materiale in sé, ma nell’uso (e nell’abuso) che se ne fa, specialmente nella sua versione “usa e getta”. Per questo riutilizzare è importante, ma non può essere la soluzione, anche perché ad oggi solo il 20% della plastica viene riciclata. Per garantire una reale tutela dell’ambiente, occorre affrontare la questione anche alla fonte, sviluppando nuovi materiali capaci di sostituire la famigerata plastica e diffondendo un uso più responsabile laddove non si riesca ad operare con strumenti innovativi.

In parallelo, tuttavia, è fondamentale pensare a come rimediare al danno già causato. Occorre intervenire con urgenza e ripulire oceani, mari e corsi d’acqua dalla mastodontica quantità di rifiuti plastici che li inquinano. Non si tratta solo di salvare i 100.000 animali e il milione di uccelli marini che ogni anno vengono uccisi proprio dalla plastica in mare. Anche l’essere umano dovrà necessariamente salvaguardare sé stesso. Del resto, la plastica è entrata nella catena alimentare umana proprio attraverso il consumo di pesce: secondo alcuni studi, ne ingeriamo circa 5 grammi a settimana.

Tra le numerose startup green che si dedicano alla tutela dell’ambiente marino, mettendo a punto valide strategie per la raccolta e la rimozione della plastica dalle nostre acque, due si distinguono in modo particolare. Hanno un approccio differente tra loro, ma sono accomunate dalla concretezza dei loro progetti e dal senso di speranza che offrono all’umanità.

The Ocean Cleanup: l’idea visionaria del giovane Boyan Slat

La storia di The Ocean Cleanup è il perfetto esempio di come una visione, unita alla perseveranza nell’inseguirla, possa portare a risultati inizialmente impensabili. Nel 2010 il sedicenne olandese Boyan Slat si ritrova circondato dalla plastica durante un’immersione in Grecia, chiedendosi perché non si possa ripulire quel disastro. Dal suo dubbio nasce una ricerca di scienze destinata al corso di studi liceali. Dalla ricerca, emerge poi l’idea di un sistema di raccolta passivo.

Con il diploma in tasca, Boyan Slat presenta la sua visione a una conferenza TEDx. Nel 2013, dopo qualche mese, il video del suo discorso diventa virale. Le donazioni si accumulano e The Ocean Cleanup decolla. Una piccola startup nata con soli 300 euro di risparmi e i sogni di un ragazzo diventa così una credibile speranza per la tutela del mare contro la plastica.

L’evoluzione di un progetto tanto ambizioso non è stata tuttavia rapida quanto l’illuminazione iniziale. I sette anni trascorsi dall’avvio di questa startup green no-profit hanno seguito un rigoroso processo di sviluppo scientifico e ingegneristico. Dagli studi di fattibilità puramente teorici alle spedizioni di ricerca nel vivo della Great Pacific Garbage Patch; dai modelli in scala in laboratorio ai test in mare aperto con prototipi di centinaia di metri.

Tutela dell’ambiente marino: l’oceano si pulirà con le sue forze

Quest’ultimo passo è avvenuto nel 2019 tra giugno e novembre. I risultati sono stati incoraggianti, suggerendo ancora qualche spunto per ulteriori affinamenti progettuali di questo sistema innovativo dedicato alla tutela dell’ambiente marino. La startup The Ocean Cleanup prevede così di essere interamente operativa nell’Oceano Pacifico entro il 2021. Il passo successivo sarà riprodurre gli strumenti di raccolta per attaccare le altre quattro macro-isole di plastica che galleggiano negli oceani. Ma come funziona esattamente il sistema concepito dal giovane Boyan Slat?

Il principio è relativamente semplice. Considerando che utilizzare navi e reti sarebbe antieconomico, altamente inquinante e altrettanto dannoso per la vita marina, il sistema green sviluppato da The Ocean Cleanup si basa sullo sfruttamento delle stesse correnti che hanno creato gli agglomerati nei mari. In concreto, un mastodontico galleggiante dalla forma a U, rallentato da una sorta di paracadute subacqueo, viene rilasciato in mare aperto per lunghi periodi di tempo. Muovendosi più lentamente della plastica, riesce ad intrappolarla progressivamente al suo interno, in attesa di essere rimossa definitivamente. Chiaramente il passaggio dalla teoria alla pratica è piuttosto impegnativo. L’idea di Boyan Slat ha aperto però una nuova, importante prospettiva per ripulire gli oceani dalla famigerata plastica inquinante.

SEADS, la startup per la tutela del mare a partire dai fiumi

Viene dalla mente dell’italiano Fabio Dalmonte, supportato dall’amico Mauro Nardocci, un’altra delle idee più promettenti per salvare i mari dalla plastica, subito attivata con una startup green no-profit: le Blue Barriers. Fabio ha avuto la sua intuizione creativa durante un progetto di ricerca sulla gestione dei rifiuti a Jakarta nel 2015. Immediatamente i due ingegneri italiani sono passati alla fase di sviluppo attraverso tutti gli step necessari: progettazione, modello in scala, registrazione del brevetto e, infine, test in condizioni reali nel 2019. Il tutto con la collaborazione dell’Università di Firenze, del Politecnico di Milano e della University of West of Scotland.

L’intero progetto di questa startup innovativa tutta green nasce dalla considerazione che è proprio attraverso i fiumi che una larghissima parte della plastica finisce in mare. Pertanto, se si riesce a raccogliere i dannosi rifiuti plastici presso le foci dei corsi d’acqua più inquinati, è possibile bloccarne l’immissione negli oceani in maniera efficace. Come? Con due barriere oblique, poste sulla superficie dell’acqua in posizione quasi perpendicolare rispetto alla corrente, capaci di incanalare i detriti verso un’area di raccolta realizzata su una sponda del fiume. In tal modo, la plastica viene fermata dalla prima barriera, scorre fino alla sua estremità e poi arriva alla seconda, che la conduce a terra. Anche qui il vantaggio dell’approccio innovativo è offerto da un elemento completamente naturale: la sola forza della corrente delle acque che si dirigono verso il mare. Questo meccanismo dedicato alla tutela dell’ambiente marino è stato denominato SEADS, acronimo di Sea Defence Solution e sembrerebbe non avere punti deboli.

Arrivando ad una profondità pari ad appena un metro, infatti, l’impatto sulla fauna ittica è praticamente inesistente. Stesso discorso per la navigabilità: la distanza tra le due “barriere blu” consente alle imbarcazioni di aggirarle senza difficoltà, compiendo solo un lieve slalom nella propria traiettoria. La scarsa manutenzione richiesta e il basso impatto a livello paesaggistico rappresentano ulteriori vantaggi. È infatti anche possibile ricoprire le barriere con erba e vegetazione, facendole apparire come veri e propri argini naturali.

SEADS: dal Lamone allo Yangtze

L’efficacia della soluzione proposta da SEADS sembra straordinaria. Gli innovativi startupper green hanno stimato che le “blue barriers” potranno raccogliere fino al 100% di rifiuti in condizioni normali e fino al 92% in caso di situazioni di emergenza, quali le inondazioni. Queste previsioni sono state confermate dal primo test in condizioni reali, effettuato nel 2019 sul fiume Lamone, che scorre tra Toscana e Romagna.

È giunto quindi il momento di estendere la prospettiva e guardare ad un quadro più ampio. Ampio come i 10 fiumi più inquinati del mondo, che da soli sono responsabili dell’immissione di circa il 90% della plastica che ogni anno finisce nei mari e negli oceani del globo. Campione assoluto di questa triste classifica è lo Yangtze, in Cina. Il Gange indiano e il brasiliano Rio delle Amazzoni sono tuttavia molto competitivi in tal senso.

Intervenire in modo sostenibile ed efficace per ripulire questi enormi collettori di spazzatura generati dall’uomo costituisce un passo decisivo per la salvaguardia e la tutela dell’ambiente marino globale attraverso l’eliminazione della plastica. Non ci resta che quindi che fare il tifo per SEADS e The Ocean Cleanup, nella speranza che abbiano il successo che meritano. Del resto, è in gioco il futuro dell’umanità.

*“Estimate of plastic waste from rivers into the world’s oceans”.

Questo prodotto non è privo di rischi e fornisce nicotina che crea dipendenza. Solo per maggiorenni che altrimenti continuerebbero a fumare o ad usare altri prodotti con nicotina.
  • Italiano

Inserisci mese e anno di nascita per confermare di essere un maggiorenne fumatore o utilizzatore di altri prodotti contenenti nicotina.

Conferma

Questo sito è destinato solo a maggiorenni fumatori o utilizzatori di altri prodotti contenenti nicotina

We Care

Questo sito contiene informazioni sui nostri prodotti da utilizzare con tabacco e abbiamo bisogno della tua età per accertarci che tu sia un maggiorenne in Italia che continuerebbe a fumare o a usare prodotti contenenti nicotina. I nostri prodotti da usare con appositi stick di tabacco non sono un'alternativa allo smettere e non sono concepiti come strumenti di supporto alla cessazione. Non sono privi di rischi. Gli stick di tabacco contengono nicotina, sostanza che provoca dipendenza. Uso riservato a soli adulti. Per maggiori informazioni visita la sezione Cosa Sapere di questo sito.