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Dagli orti urbani ai giardini verticali: la riqualificazione ambientale parte da progetti innovativi ed ecosostenibili

Anche prima del COVID19, la voglia di tornare alla natura all’interno di contesti urbani era chiara e potente: prima col Bosco Verticale a Milano, progettato da Stefano Boeri, poi con la diffusione sempre più capillare di orti urbani, sociali e didattici e giardini verticali. Vivere in città più green è possibile, vediamo come.

Definito nel 2015 il grattacielo più bello del mondo dal Council on Tall Buildings and Urban Habitat, promosso dal Illinois Institute of Technology di Chicago, il Bosco Verticale è diventato un simbolo del cambiamento ecologico per Milano. La capitale industriale tutta grigia degli anni ‘70 sta mutando al verde, non solo grazie a progettazioni architettoniche innovative ed ecosostenibili ma anche alla riqualificazione di decine di parchi ed aree verdi abbandonate, passando dal programma di piantumazione di alberi che ha già totalizzato 76.000 nuovi arbusti sui 3 milioni previsti entro il 2030.

Progetti innovativi: la Biblioteca degli Alberi

Situato ai piedi del magnifico grattacielo verde, il Parco Biblioteca degli Alberi Milano, BAM per gli amici, è uno spazio polifunzionale di 10 ettari, nato nell’ambito della riqualificazione del quartiere di Porta Nuova . Il progetto, disegnato dallo studio olandese Inside Outside|Petra Blaisse, è un esempio di come lo stile architettonico contemporaneo possa mescolarsi in modo organico con spazi verdi, campi fioriti, piazze e aree attrezzate. Su tappeti di erbe aromatiche, siepi, arbusti, piante acquatiche e rampicanti sono stati piantati ben 500 alberi e creati numerosi orti sociali didattici, dove regolarmente vengono tenuti dei corsi di avvicinamento alla coltivazione di ortaggi per bambini e non.

Riqualificazione verde: Orti sociali vs orti urbani

Questa tipologia di orti sociali non va confusa con gli orti urbani: la differenza sostanziale è che i primi hanno sempre una funzione educativa, civica ed etica. In Campania per esempio sono state riqualificate a orti sociali alcune zone disagiate: un esempio su tutti il quartiere di Scampia (Napoli), dove un'intera piazza è stata trasformata in area coltivata, gestita in modo collettivo dai cittadini, per consentire l’approvvigionamento di verdure fresche a alle famiglie più bisognose.

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La coltivazione biologica con gli orti urbani

Come per gli orti sociali, gli orti urbani creano nuovi legami tra i cittadini, producono a km zero e danno ossigeno alla città. Ma quali sono i criteri per averne uno? Per definizione gli orti urbani hanno una collocazione metropolitana e vengono assegnati temporaneamente a coltivatori non professionisti o ad aziende, ma a comuni cittadini. Le normative per l’assegnazione degli orti urbani è definita dai singoli Municipi cittadini, ed avviene tramite bandi pubblici istituiti dai Municipi stessi. Le città che più usufruiscono di questi microcosmi agricoli sono Roma, Milano e Torino, e sono nella maggior parte dei casi affidati ad associazioni che sovrintendono alla gestione e alla salvaguardia dei lotti coltivati.

Tutti promuovono la coltivazione biologica, con metodi rispettosi degli equilibri naturali e della stagionalità, ed offrono corsi di formazione teorica e pratica per coltivare il proprio orto individuale o familiare.

L’orto verticale hi-tech: coltivazione idroponica e aeroponica

A braccetto con l’agricoltura urbana va l’agricoltura verticale, laddove scarseggiano gli spazi coltivabili in modo tradizionale, come in città ad alta cementificazione, un esempio su tutte è Singapore.

Gli orti verticali sfruttano spazi piccoli in altezza, tramite scaffali o su pareti e recinzioni; nel caso delle realtà più tecnologiche si tratta di spazi chiusi, dove le condizioni meteorologiche non sono influenti e sfruttano principalmente due tipi di coltura eco-compatibile: quella idroponica e quella aeroponica. La prima non utilizza terreno ma solo acque ricche di nutrienti e minerali; la seconda utilizza pochissimo terreno e una vaporizzazione costante di acque arricchite con sostanze nutritive. Queste tipologie di coltivazione sono molto amate dagli chef stellati, che in questo modo producono autonomamente le verdure per i loro ristoranti, mantenendo un controllo diretto sulla qualità.

Agricoltura urbana: progetti innovativi da due startup italiane

Tra le soluzioni domestiche per una agricoltura urbana a km 0 troviamo due offerte di startup italiane molto interessanti: Veve e Hangreen. Il primo dà la possibilità di coltivare ben 200 piante in un solo metro quadro, utilizzando una sorta di piramide cava in polipropilene per alimenti che sfrutta la coltivazione aeroponica in modo automatizzato, facendo risparmiare il 90% d’acqua rispetto alla coltivazione tradizionale.

Hangreen invece sfrutta materiali riciclati, riducendo sensibilmente l’utilizzo di materie prime, ed interfacciando il sistema di irrigazione con un’app per smartphone.

Se tutta questa tecnologia vi spaventa, rimane sempre l’opzione dei vasi in terracotta disposti su mensole o su un pallet riciclato: una volta piantato il seme, la natura troverà il modo di premiarvi.

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