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Fine Art e comunicazione digitale: il mondo del mercato dell’arte raccontato da Lorenza Salamon

Abbiamo chiesto a Lorenza Salamon, gallerista milanese di terza generazione, com’è cambiato l’approccio del pubblico nei confronti dell’arte durante la pandemia e non solo. Il suo gusto ineccepibile ci racconta il suo percorso tra stampe antiche e fine art contemporanea, verso la ricerca di una comunicazione digitale sempre più raffinata.

Chi è Lorenza Salamon?

“Sono una gallerista e ho la fortuna di rappresentare la terza generazione di una famiglia che da “sempre” ama e si occupa d’arte, in qualche misura posso contare su un cognome noto e accreditato nel settore. Sento di avere anche l’onere di portare avanti la tradizione di mio padre e dai miei nonni, galleristi dal 1950: un passato stimolante che favorisce l’ambizione di mantenere elevato il livello di professionalità della galleria d’arte, Salamon Fine Art”.

È difficile diventare un gallerista di successo in un ambito professionale largamente maschile?

“In verità il mercato dell’arte è fra i pochi settori in cui le donne non sono discriminate: oggi costituiscono il 62% delle posizioni occupate, molte delle quali dirigenziali. Anche in passato, compatibilmente con la condizione sociale della donna nelle varie epoche, sono state donne molte direttrici di museo, storiche d’arte e appunto galleriste, molte delle quali di successo. Siamo favorite perché gran parte delle gallerie (oggi il 42%) sono strutture assimilabili alle micro-aziende dove la figura produttiva corrisponde al titolare, che può dettare le proprie regole e organizzare la galleria d’arte in base alle proprie esigenze. Nel mio caso sono riuscita a gestire tre figli senza mai smettere di lavorare, adibendo un locale della galleria, allora molto grande, a stanza dei bimbi. Un beneficio spesso improponibile in aziende più ampie e strutturate”.

“Inoltre, per caratteristica di genere, le donne hanno una maggiore propensione all’applicazione e allo studio, e la cultura in questo mestiere può fare la differenza fra una carriera mediocre ed una eccellente. Da un punto di vista di intelligenza emotiva le donne hanno mediamente una maggiore predisposizione all’ascolto e alla comprensione, un aspetto fondamentale per chi deve trattare quotidianamente con gli artisti che, anche quando molto professionali, hanno personalità molto forti”.

Salamon Fine Art: quando nasce la galleria d’arte? Quali artisti rappresenta?

“La galleria d’arte nasce nel 1954 per volontà dei miei nonni, Teresa e Ferdinando Salamon, che hanno introdotto in Italia la passione e la conoscenza della stampa d’arte aprendo la nostra prima galleria a Torino. È stato poi mio padre, Harry Salamon, nel 1963 a sviluppare la galleria a livello internazionale, trasferendola nel 1968 da Torino a Milano.

Io sono entrata in galleria nel 1986, giovanissima, con l’idea di aiutare mio padre in un momento di difficoltà finanziaria e mi sono innamorata del mestiere. Sebbene le mie origini professionali siano nello studio della stampa antica, che ancora seguo, ho ampliato gli interessi della galleria all’arte contemporanea e oggi seguo ventiquattro fra pittori, scultori, acquerellisti e incisori.

Le radici nell’arte del passato mi portano a selezionare artisti dalle grandi capacità tecniche che sappiano proporre uno sguardo inedito. Senza volerlo le mie scelte cadono spesso su personalità che si ispirano prevalentemente alla natura, come Marzio Tamer e Nicola Magrin: due artisti con tecniche pittoriche diametralmente opposte - dettagliato al limite dell’ossessione il primo, accennato ed onirico il secondo - ma in egual misura emozionanti”.

Cosa si intende per fine art oggi?

“Difficile definirlo nello scenario dell’arte contemporanea attuale. Ho un’accezione del tutto personale e ringrazio della domanda perché mi dà l’occasione di offrire le mie riflessioni sull’argomento. Uso la definizione fine art per quelle personalità artistiche che padroneggiano le tecniche e quindi offrono opere leggibili secondo parametri chiari, riconosciuti e accreditati da millenni di storia. Autori che mirano a creare opere basate su regole armoniche in termini di composizione, dove i pieni, i vuoti e la tavolozza dei colori sono in equilibrio. Che cercano di dare un senso iconografico che non sia solo provocazione fine a sé stessa o una mera estensione dell’ombelico dell’artista. Mi piace usare l’affermazione fine per le ”opere che sanno ancora incantare, per forma e contenuto”.

Parlando di tavolozza di colori, come ne valuti l’utilizzo nelle opere dei tuoi artisti?

“Saper usare il colore, anche negli azzardi, è uno dei pochissimi elementi che distingue l’artigiano (mestiere nobilissimo) dall’artista (definizione spesso abusata). La maggior parte dei pittori ha una palette cromatica che li contraddistingue e li caratterizza. Alcuni sono così abili da realizzare opere elegantissime utilizzando colori altrimenti kitsch. Altri hanno il dono di scegliere tonalità raffinatissime, sempre e comunque”.

Cosa ne pensa delle proposte relative alle visite virtuali dei musei, nate in questo momento di isolamento dovuto al Covid?

“Con un pizzico di gelosia per coloro che sono riusciti a sopperire, in tempi brevissimi, all’impossibilità della fisicità. I numeri delle visite però, già dichiarati dagli enti più noti, rivelano che l’arte e la cultura si fondano ancora sul contatto personale e che la visita virtuale è forse solo una sorta di trailer della visita reale che presto speriamo di ritornare a fare. L’occasione ha certamente stimolato la creatività di molti, penso al dilagare dei neo-tableau vivant sui social, ma non ha superato l’esigenza di scambiare emozioni ed energia fra il fruitore appassionato e l’artista o il gallerista: in questo abbiamo sofferto delle limitazioni filtrate dallo schermo di un monitor”.

Come vede Lorenza Salamon il futuro dell’arte, anche in materia di intelligenza artificiale e virtuale?

“Credo che l’emergenza COVID-19 abbia accelerato l’avvio di un nuovo canale di comunicazione che, se usato con intelligenza, favorirà un nuovo percorso di dialogo fra l’arte e il suo pubblico. Nella nostra galleria d’arte, ad esempio, abbiamo potenziato il canale YouTube producendo e pubblicando contenuti formativi per raggiungere un pubblico abituato a linguaggi più snelli, pur mantenendo una elevata qualità delle informazioni. Ci ha dato un riscontro molto positivo, ma vogliamo e possiamo migliorare in termini di comunicazione digitale”.

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