News / Tecnologia e società / Tra moglie e marito non mettere il sito: amore e tecnologia secondo la Generazione Z

Tra moglie e marito non mettere il sito: amore e tecnologia secondo la Generazione Z

Quale impatto hanno avuto l’evoluzione tecnologica e lo sviluppo dei social network sulle relazioni d’amore e sul rapporto di coppia ai tempi della Generazione Z?

Pronto, casa Rossi? Buonasera signora, perdoni il disturbo, sono Paolo, un compagno di classe di sua figlia, potrei parlare con Francesca?
Silenzio, attimi di panico, sudore a mille, batticuore (il cuore è chiaramente quello del povero Paolo), poi la lapidaria risposta senza possibilità di replica: No.
Tu Tu Tu Tu Tu.

Breve storia triste di una altrettanto triste telefonata tipo degli anni ‘90.

Come interpreterebbe la stessa conversazione la Generazione Z (ovviamente su un social network)?

Se siete nati dopo il 2000, cresciuti a latte e Instagram, e per voi le cabine telefoniche sono solo un affascinante oggetto di design urban vintage, non avrete la più pallida idea di cosa stiamo parlando.

Oggi in un contesto social contemporaneo quella stessa timida telefonata, tentativo goffo di approccio anni ‘90, si tradurrebbe più o meno così: con un like tatticamente buttato a commento di una qualunque foto del profilo Instagram della nostra Francesca (esponente X della Generazione Z), che di fatto sostituisce i bigliettini cartacei di un tempo, scritti dopo ore e ore di faticosissima riflessione, che si passavano di mano in mano tra le file dei banchi della classe per comunicare all’amata il proprio sincero pulpito d’amore.

rapporto-di-coppia

Un emoji con la faccina con cuore a risposta del like, sempre che Francesca, che ha preventivamente visionato il profilo Instagram di Paolo, sia lusingata dagli apprezzamenti di lui.

Da lì all’incontro nei corridoi della scuola, il passo è breve, anzi brevissimo. Un messaggio in direct, e il gioco è fatto. Rapido e indolore. Nessuna umiliazione, nessun passaggio per le forche caudine dei genitori e, nel caso in cui Francesca non gradisse le avances di Paolo, nessuna esposizione face to face con conseguente perdita di autostima per i successivi 25 anni.

L'innovazione tecnologica attraversa la società contaminandone ogni aspetto: lavoro, linguaggio, interazioni sociali, immaginazione. E l’amore?

La tecnologia ha modificato il significato stesso dell’amore?

I social network hanno rovinato le relazioni o ne hanno solo accelerato i processi? È cambiato solo il modo di veicolare il messaggio amoroso o è cambiato il valore che diamo alla parola amore? Le generazioni connesse amano diversamente da come amavano i Millenial, la Generazione X o i Babybomer? Risposte da saggi di antropologia e sociologia contemporanea applicata. Proviamo comunque, senza grandi pretese, a dare qualche risposta.

Quando l’Italia inizia a mutare pelle in tema di relazioni d’amore e rapporto di coppia?

L’introduzione, nel 1970, del divorzio nell’ordinamento giuridico italiano e il referendum del 1974 segnano senza dubbio un importante spartiacque tra la vecchia e la nuova società, spezzando l’alleanza sacrale e fino ad allora inviolabile del patto familiare e mettendo per la prima volta in discussione il cosiddetto “consortium omnis vitae”. Il matrimonio cessa d’essere vincolo naturale e indissolubile, le donne iniziano a liberarsi dall’incontrovertibilità di una scelta obbligata anche per motivi di sussistenza e status sociale.

Dal 1975 con la riforma del Diritto di famiglia, il matrimonio viene sottratto alle rigide regole del passato. Viene sancita, tra le altre cose, la parità dei diritti giuridici per i coniugi (oggi sembra Medioevo pensare al contrario). La parità di diritti e doveri per i figli legittimi e “adulterini” (si fa fatica anche a scriverlo).

L’adulterio non è più reato in un Paese che fino ad allora aveva punito la moglie adultera con pene fino a due anni di carcere. Il cambiamento del contesto storico era stato già avviato, nel finire degli anni ‘60, dalle mobilitazioni femministe, dai collettivi studenteschi e operai, dalla consapevolezza delle nuove generazioni rispetto a se stessa che ebbe un fortissimo impatto anche nella politica e nel tessuto sociale che cambia il modo di auto interpretarsi. La famiglia e le unioni, intese in modo diverso rispetto al passato, diventano lo specchio dei grandi cambiamenti di una società profondamente modificata.

E oggi come viene vissuto l’amore ai tempi dei social network?

Per capire cosa sia successo negli ultimi decenni per quel che riguarda l’amore e la nostra capacità o incapacità di alimentarlo, preservarlo e custodirlo, partiamo dai dati reali che riguardano le relazioni nel nostro Paese e all’estero. In Italia, dal 1995 ad oggi, le separazioni hanno subito un incremento davvero notevole, per la precisione del 61%, arrivando ad una percentuale quasi del doppio, del + 101% per quel riguarda i divorzi, resi più snelli nell’iter legislativo con la modifica della norma e l’introduzione del divorzio breve.

Il dato che riguarda la tenuta o la durata dei rapporti è sorprendente. Se nell’era delle generazioni non connesse, delle cabine, dei telefoni senza rete internet, un matrimonio durava in media ben 60 anni, oggi la tenuta media di un legame dura molto molto meno. Lo ha evidenziato l’Istat certificando, attraverso i suoi studi di settore, che la media di una unione giuridica dura oggi al massimo 15 anni1.

Per colpa della tecnologia e dei social network quindi non sappiamo più stare insieme?

Perché l’innamoramento dura così poco? Quanto c’entra la tecnologia e la connessione? Un libro esilarante di qualche anno fa dal titolo “L’amore dura tre anni” di Frederic Beigbeder, spiegava su basi biologiche, biochimiche, statistiche attraverso dati e informazioni raccolte in 62 paesi del mondo che “…una zanzara dura un giorno, una rosa tre giorni, un gatto dura tredici anni, l’amore tre. C’è un primo anno di passione, un secondo anno di tenerezza, e infine un terzo anno di pura noia”. Attraverso la sua tesi, l’autore francese di fatto deresponsabilizza la tecnologica rispetto alla caducità dei rapporti d’amore, indicando come unica causa la natura stessa dell’Uomo. Volubile, fugace, imprevedibile.

Perché l’innamoramento dura così poco? Quanto c’entra l’evoluzione tecnologica?

“I social network sono terreno fertile per qualche scappatella e sempre più spesso anche un modo per scoprire un tradimento”: così recita Mark Zuckerberg.

Se lo dice lui, c’è da credergli. Ad evidenziare la connessione strettissima tra uso dei social e tradimento, sono diverse analisi rafforzate e supportate dai dati che confluiscono dagli studi Legali e dagli avvocati che si occupano di diritto di famiglia e dunque di separazioni, divorzi e affidamenti. Separazione = tradimento. Tradimento = social network.

Tra moglie e marito non mettere il sito

Se è vero, com'è vero, che il tradimento è nella maggior parte dei casi la principale causa di divorzio, è anche vero che, da quando i social hanno iniziato a mettere uno zampino nelle relazioni, i tradimenti sono aumentati.

Perché? Semplice, rendono il tradimento più facile, alla portata di un semplice click e fattibile anche per più timidi che non amano esporsi e che non vogliono metterci la faccia. La percentuale dei tradimenti che resta nel campo del virtuale è infatti altissima. Se l’avvio della scappatella nasce come virtuale, nel 70% dei casi secondo l’Ami, si trasforma in vera fuga e nel 30% in storie durature.

Qualche esempio? Facebook è stato indicato come causa principale di divorzi e separazioni ben 989 volte su 5000 pratiche prese in carico dallo studio britannico Divorce online2. La tattica più ricorrente tra gli utenti fedigrafi per eludere i controlli dei partner? Profili finti e messaggistica sotto falsa identità. In Gran Bretagna 1 divorzio su 3 è causato da questo.

Paese che vai, traditore social che trovi. I numeri che ci riguardano, secondo l’Istat, riportano risultati analoghi. Almeno il 20% delle coppie che si dicono addio, lo fanno a causa dei social network3.

Maglia nera agli Stati Uniti nel podio della classifica dei Paesi che utilizzano i social per tradire.

L’81% dei matrimoni che saltano, lo fa a causa di chat, siti di incontri, conversazioni su Twitter.

Pensate che Tinder (molto più di una semplice chat di incontri, si legge sulla home page, ma un vero e proprio movimento culturale), genera un traffico di oltre 4 milioni di utenti paganti4. Tralasciando lo scetticismo sull’aspetto “culturale” del movimento, ma chi vi scrive è una inguaribile romantica che ancora predilige le vecchie missive scritte a mano, è doveroso riconoscere il successo di questo fenomeno e alzare le mani di fronte all’esercito di “clienti” che è riuscito in un tempo relativamente breve, a catturare.

Identikit del perfetto traditore social da tastiera in stile Generazione Z

Uomo. Neanche dirlo sono loro, doverosa la specifica che a certificarlo sono gli studi di settore, non l’accanimento sul genere da parte di chi scrive, a cadere nella trappolona del cyber love senza impegno.

tecnologia-amore-social-network

Perché sono gli uomini ad attivare più spesso rispetto alle donne, la via di fuga virtuale? Semplice, perché per loro (per gli uomini) muoversi nel virtuale equivale a non muoversi affatto, a non fare nulla di male, e di conseguenza ad assolversi. In parole povere, la regola aurea del “negare sempre”, diventa ancora più semplice. Per una ampia percentuale inoltre, i tradimenti virtuali, fungono addirittura da energizzante alla monotona vita di coppia. Una sorta di cura e aiuto per cercare di non morire di noia dunque. In quanto tale, non una colpa, anzi un merito.

Alla noia, palude stagnante di ogni vitalità, l’uomo moderno, con particolare riferimento alla Generazione Z non ne è più abituato. Sembra volerne sfuggire a tutti i costi, nonostante essa sia funzionale alla percezione del suo opposto: la gioia, il divertissement (termine e attitudine con cui il filosofo Blaise Pascal indicava la tendenza dell’uomo a fuggire dai problemi esistenziali), sentiti e rafforzati anche grazie al ricordo di essa ed alla sua consapevolezza.

Ci fosse solo divertimento e gioia, come potremmo essere consapevoli della loro rara eccezionalità? Eppure, all’uomo moderno la noia non piace. Non a caso si è costruito intorno un universo, un non-luogo virtuale di distrazioni, stimoli, tentazioni a portata di mano attraverso cui fuggire, e affacciarsi, anche solo per un istante, alla possibilità di un’esistenza differente.

Amore indenne dunque solo per le coppie prossime alle nozze d’oro?

Niente affatto. Anzi. A quanto pare, gli effetti dei social sugli over 60 sono ancora più deflagranti. Dal 2013 ad oggi il numero il numero di utenti over 65 con un profilo Facebook è passato dal 27 al 35%. Secondo le rilevazioni la maggior parte del tempo che passano on line, è dedicata allo scambio di messaggi con amici/amiche virtuali “conosciuti/e” in rete. Come se volessero rivendicare in modo più forte ed eclatante la nuova scoperta del loro legittimo diritto allo svago, al divertimento, e perché no, all’incontro occasionale, gli over che si affacciano per la prima volta alla finestra del mondo virtuale, finiscono per caderci con tutte le scarpe, incapaci il più delle volte di liquidare l’esperienza ad una breve parentesi.

Lo smartphone, terzo incomodo dell’amore ai tempi della Generazione Z

L’impatto dei social nella vita di coppia è stato deflagrante al punto da dare vita a nuove patologie “di coppia” derivate dall’uso, o peggio dall’abuso di esso, individuate e catalogate dagli esperti. La crasi tra i termini “snubbing” = snobbare + “phone = telefono, pare dar vita al “partner phubbing” ossia quella maleducata attitudine che consiste nel negare attenzione e ignorare il proprio compagno/a preferendo ad esso/a il compulsivo controllo delle attività social.

Basta non sentirsi perfettamente in forma, o al massimo della compagnia per legittimare l’altro alla fuga dalla noia (la vostra compagnia) attraverso lo smartphone. Nell’era dell’apparenza, della perfezione e della best performance sempre richiesta, il pericolo è dietro l’angolo perché in rete, nel mondo virtuale ci sarà sempre qualcuno più in forma, più smart, più di compagnia di te.

Il 12 % delle donne, secondo una ricerca di Meredith’s Parents Network5, utilizza il telefono addirittura contestualmente allo scambio di effusioni con il partner. Quando si dice essere multi tasking. C’è chi quantomeno mantiene il buon gusto di attendere la fine dell’amplesso, prima di liberarsi dalle braccia del partner per buttarsi tra quelle del proprio smartphome. Secondo una indagine di Harris Interactive, fatta su 2mila utenti statunitensi, a farlo è una persona su 56.

1 persona su 3 (negli Usa) sarebbe invece affetta dalla sindrome da disconnessione o Nomofobia, dall’inglese No – Mobile. Per i casi più gravi vengono consigliati ricoveri molto simili a quelli per combattere le dipendenze da sostanze o sesso7.

Riusciamo a immaginare un mondo senza smartphone?

Dividendo i destinatari del quesito in generazioni, avremmo probabilmente queste risposte:

Risposta A: Silent Generation (nati tra il 1925 e il 1945). Per smartphone cosa intende esattamente? Si tratta di un telefono giusto?

Risposta B: Baby Boomer (nati tra il 1946 e il 1964). Posso immaginare senza fatica un mondo senza smartphone, il mio mondo ne è stato privato per la maggior parte del tempo. Non è stato facile per me abituarmi allo smartphone. L’operazione inversa non mi costerebbe alcuna fatica.

Risposta C: Generazione X (nati tra il 1965 e il 1979). È una sfida divertente. Posso farcela, ma sarà dura. Forse durissima.

Risposta D: Millenial (nati tra il 1980 e il 1999). Immaginare un mondo senza smartphone? Per fare cosa? Praticamente tutto quello che faccio, passa attraverso il mio smartphone.

Risposta E: Generazione Z (nati dal 2000 in poi). Quando sono nato, gli smartphone erano già realtà acquisita. Immaginare un mondo senza tablet è come immaginare un mondo con il calesse o la tv in bianco e nero. Preistoria.

Cosa rende la Generazione Z (o iGen) differente da tutte le altre che tra di loro condividono esperienze comuni e contaminazioni? Ogni aspetto della vita di un qualsiasi esponente della Generazione Z viene influenzato dal primo giorno dalla presenza dello smartphone e della tecnologia digitale più in generale. Ciò significa che la modalità on line, è entrata dal primo giorno di vita in tutti gli aspetti della loro esistenza. Nelle relazioni, in campo emotivo, culturale, educativo…

La IGen ha imparato anche ad amare e a veicolare il messaggio d’amore come si ama sulle chat e sui social. In maniera veloce, fugace, distratta. Uno studio molto interessante della ricercatrice e psicologa americana Jean Twenge, incentrato sullo studio delle abitudini della IGen (nome coniato da lei stessa), ha evidenziato aspetti davvero interessanti. Nel suo libro: “IGen: Why Today’s Super-Connected Kids are Growing up Less Rebellious, More Tolerant, Less Happy – and Completely Unprepared for Adulthood" letteralmente: "Perché oggi i bambini superconnessi stanno crescendo meno ribelli, più tolleranti, meno felici e assolutamente impreparati alla maturità, al mondo adulto", scopriamo che:

  • la mutazione sociologica degli iperconnessi è avvenuta nel 2012;

  • nei nati negli anni zero del Duemila, cresciuti costantemente connessi (la media calcolata è di 6 ore al giorno), la rete ha preso il sopravvento sui rapporti interpersonali;

  • se è vero che la sindrome di Peter Pan non nasce certo oggi ma ha mietuto vittime nei decenni da sempre, possiamo dire però che negli ultimi decenni si è acuita. Colpa in parte anche di mamme e papà chioccia fino all’età adulta dei loro pulcini che faticano ad uscire di casa, sia per ragioni economiche che per comodità.

Pro e contro della modalità fissa online della Generazione Z

Fisicamente più sicuri, forti, protetti, attenti, prudenti, tolleranti delle generazioni precedenti, gli esponenti della iGen (per prendere in prestito la definizione data loro dalla Twenge) sono più vulnerabili, meno pronti rispetto al passato ad affrontare la vita reale, vogliono restare bambini più a lungo rischiano di subire più che in passato momenti di ansia, tristezza, panico e depressione.

Nessuna fretta di compiere 18 anni per andare via di casa, prendere la patente e correre verso la tanto agognata indipendenza. Nulla di tutto ciò. Nessuna fretta di Innamorarsi con la I maiuscola, e abbandonare il branco, le partite alla play e il divano di casa. Per l’amore c’è tempo. E anche per il sesso, spostato di 3 anni più in là.

Lo smartphone (un uso moderato – fino a un’ora al giorno – non causa problemi), minaccia di farli deragliare ancora prima della partenza. Tutto ciò impone il mondo adulto, quello dei genitori e degli educatori, ad una serissima riflessione sul futuro.

E adesso che si fa? Oltre ad una generazione, anche tutto il resto è irrimediabilmente perduto? La tenuta della società, ora che la società stessa è diventata fluida, su cosa si può reggere? Persa l’organizzazione poggiata su ruoli ed equilibri familiari precisi, smembrato il senso stesso e l’archetipo di famiglia per come veniva inteso fino a qualche decennio fa, e che aveva una forte funzione di tenuta sociale, siamo alla ricerca di una nuova stabilizzazione nell’epoca caratterizzata dal più alto tasso di innovazione tecnologica finora esistito.

Scardinato quel sistema, come possiamo ottenere un nuovo equilibrio sociale funzionale al nuovo mondo digitalizzato? È questo il vero interrogativo del futuro al quale sarà necessario dare una risposta. Per la Generazione Z, ma anche per tutte le successive.

Libera Sibilla



1 Instat, 20/11/2019, https://www.istat.it/it/archivio/matrimoni.

2 “Facebook sotto accusa: "Causa un terzo dei divorzi". La Repubblica, 03/01/2012, https://www.repubblica.it/tecnologia/2012/01/03/news/facebook_responsabile_un_terzo_divorzi-27542357/.

3 "Può Facebook distruggere un rapporto di coppia? 8 Regole spiegano come evitarlo". Think Donna, 06/05/2015, https://www.thinkdonna.it/puo-facebook-distruggere-rapporto-coppia-8-regole-spiegano-come-evitarlo.htm#scambiarsi-password.

4"Tinder ti avviserà quando è il momento buono per fare "swipe". La Repubblica, 16/11/2018, https://www.repubblica.it/tecnologia/social-network/2018/11/16/news/tinder_ti_avvisera_quando_e_il_momento_buono_per_fare_swipe_-211822932/.

5"Sesso – Il 12% delle mamme americane non lascia il telefono". Oggi notizie, 12/05/2012, https://www.ogginotizie.it/135838-sesso-il-12-delle-mamme-americane-non-lascia-il-telefono/amp/.

6 "Altro che sigaretta, dopo il sesso è meglio lo smartphone". Panorama, 22/06/2012, https://www.panorama.it/altro-che-sigaretta-dopo-il-sesso-e-meglio-lo-smartphone.

7 "Dipendenza da smartphone, tutte le malattie «del cellulare»". Corriere della Sera, 23/08/2017, https://www.corriere.it/tecnologia/cards/dipendenza-smartphone-tutte-malattie-del-cellulare/nomofobia_principale.shtml.

Questo prodotto non è privo di rischi e fornisce nicotina che crea dipendenza. Solo per maggiorenni che altrimenti continuerebbero a fumare o ad usare altri prodotti con nicotina.
  • Italiano

Inserisci mese e anno di nascita per confermare di essere un maggiorenne fumatore o utilizzatore di altri prodotti contenenti nicotina.

Conferma

Questo sito è destinato solo a maggiorenni fumatori o utilizzatori di altri prodotti contenenti nicotina

We Care

Questo sito contiene informazioni sui nostri prodotti da utilizzare con tabacco e abbiamo bisogno della tua età per accertarci che tu sia un maggiorenne in Italia che continuerebbe a fumare o a usare prodotti contenenti nicotina. I nostri prodotti da usare con appositi stick di tabacco non sono un'alternativa allo smettere e non sono concepiti come strumenti di supporto alla cessazione. Non sono privi di rischi. Gli stick di tabacco contengono nicotina, sostanza che provoca dipendenza. Uso riservato a soli adulti. Per maggiori informazioni visita la sezione Cosa Sapere di questo sito.