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Startup e creatività: i colori secondo lo studio di design Baolab

Emma Clerici e Manuela Bonaiti sono le due anime, le due teste e le quattro mani di Baolab, realtà creativa e consulenziale che si occupa di CMF, ovvero Colori, Materiali e Finiture. Nel quartiere Brera, a Milano, il loro studio di design è una piccola e affascinante biblioteca di materiali che racchiude tutto quello che bisogna conoscere, vedere, toccare per sapere quali saranno i colori e le finiture dei prodotti che useremo in futuro. Un lavoro fatto di ricerca e formazione continua, che Emma e Manuela raccontano con passione e anche con ironia, tra nozioni, esperienza e aneddoti.

Tonalità, sfumature, gamme, saturazioni: in una parola, colore. È questo quello di cui si occupano Emma e Manuela in Baolab. Il loro obiettivo però non è creare tendenze o proporre il “color of year”. Le due creative milanesi studiano invece il colore inquadrandolo nel suo contesto storico e socio-culturale per prevederne gli sviluppi e le evoluzioni. “Il colore è fortemente localizzato a livello geografico. Cultura e ambiente hanno quindi un’importanza fondamentale nella comprensione della sua rilevanza. L’apparato culturale e ambientale sono la base della struttura di chi fa ricerca sulle grammatiche cromatiche” raccontano Emma e Manuela. “Chi è dentro questo mondo riesce a cogliere molto prima i segnali che permettono di prevederne sviluppi ed applicazioni nei vari ambiti della nostra quotidianità. Noi oggi, ad esempio, stiamo lavorando sui colori per un brand automotive, colori che usciranno però solo tra quattro anni”.

Colori del futuro: qualche anticipazione…

È molto difficile ottenere risposte precise alla domanda “quale sarà il colore o la gamma cromatica delle nostre auto tra quattro anni?”. Manuela però riesce a farci entrare in un mondo fatto di sfumature di colore e sottili tecnicismi che è importante conoscere e saper riconoscere: “Ovviamente non individuiamo un colore ben preciso, ma una tipologia. Ad esempio, sappiamo che i neutri funzioneranno bene e che i colori neutri, prima fondamentalmente orientate su toni caldi, stanno pian piano evolvendo verso tonalità più fredde, quindi con percentuali di blu più alte nel mix che determina una determinata cromia. Probabilmente secondo noi saranno desaturati e la finitura non sarà più super glossy e metallica, bensì satinata e opalescente”.

La gamma cromatica e i grandi movimenti culturali

Le tendenze cromatiche non arrivano per caso, né per prime, ma sono mosse da due grandi e importanti movimenti:

  1. i movimenti economici

  2. i macro movimenti culturali.

Facciamo un esempio su un tema che ormai tutti conoscono bene, quello della sustainability. Il tema cromatico (e non solo) dell’ecosostenibilità è partito negli anni ’80, privilegiando i toni del marrone e le superfici grezze. Nel tempo è passato ad essere identificato dai colori legati al verde e allo zafferano, colori delle piante e della natura. In un certo momento storico infatti anche i più grandi brand internazionali hanno sostituito i loro colori originari con varie tonalità del verde per lanciare il proprio segnale in qualità di azienda green. A volte lo erano realmente, altre volte no. È arrivata poi la generazione dei Millennial, una generazione “nata green”, che si aspetta che tutti e tutto abbiano a cuore il Pianeta e lo rispettino. A questo punto, dire di essere green equivale ad un’ammissione di “colpa” proprio per il fatto di non esserlo in realtà. Per tale ragione si è verificato un ulteriore cambiamento nel codice colore legato al tema sostenibilità. Negli stessi anni la tecnologia si è mossa in parallelo in questa direzione, per cui si è passati dall’approccio “eco=natura” a quello “eco=tecnologico”. Su questo fronte, il movimento delle auto ha avuto un ruolo fondamentale: le auto elettriche, anche solo nei dettagli, sono blu, il colore che intuitivamente ricolleghiamo alla tecnologia”.

Quali saranno i colori della tecnologia nel futuro?

“Per il prossimo futuro prevediamo l’incontro di due macro-tendenze: quella legata alla tecnologia, che si integrerà sempre più nei processi, e quella del fisico e tangibile. Quest’ultimo è caratterizzato da colori con bassa saturazione. I due trend si avvicineranno progressivamente. Quindi la gamma cromatica tecnologica perderà l’energia dei toni elettrici muovendosi verso il desaturato e il naturale (nella gamma dei verdi e degli ocra)”.

tecnologia e colori ecosostenibili

Baolab: un lavoro femminile forse anche per colpa del gender gap

Emma è la parte più pragmatica di Baolab, Manuela quella più teorica. Mentre parlano, le loro spiegazioni si intrecciano e creano un racconto completo, fluido, come fosse fatto da un’unica voce. “Nel 99,9% dei casi i dipartimenti che si occupano di colori e materiali all’interno delle aziende sono tutti al femminile, mentre i designer sono quasi tutti uomini.” Motivo? “Perché si pensa che le donne facciano i ‘colorini’ – segnala Manuela con una risposta a metà strada tra l’ironia e il disappunto e poi aggiunge – “Spesso i ruoli decisionali nelle aziende sono ricoperti da uomini. È importante sapere però che gli uomini hanno meno coni e bastoncelli della retina, e quindi meno recettori rispetto alle donne. Vedono meno sfumature e quindi meno colori. A volte è davvero difficile far capire loro la differenza tra una sfumatura di colore e l’altra. A volte si devono fidare”.

Lockdown tra riflessioni su colori, moda e futuro

“Il lungo periodo di lockdown è servito per prendere del tempo per riflettere, ma anche per creare qualcosa che fosse utile, bello e no profit. Cominciamo dalle riflessioni. Il lockdown ha accelerato alcune dinamiche già esistenti, come quelle legate alla sostenibilità, alla circolarità socio-economica e al senso di collettività, perché è proprio quando te la tolgono che prendi coscienza di far parte di una comunità. Il sistema moda ha contribuito a diffondere questa presa di coscienza. È vero che la moda “macina male” una enorme quantità di energie e risorse, ma è anche il settore più rapido a cambiare e può fare delle dichiarazioni molto interessanti. Queste dichiarazioni provengono da nomi importanti e sono in grado di influenzare e “spostare” le masse. In termini di idee, prospettive e approcci, il nostro lavoro potrebbe quindi diventare ancora più interessante, perché ha tutto il potenziale per seguire delle direzioni che avremmo già voluto intraprendere da tempo: la qualità più della quantità, la specialità, l’innovazione, il saper fare bene”.

Miusi, un progetto per una quotidianità più sicura

Durante il lockdown abbiamo anche sviluppato un progetto no profit insieme ad altre realtà pensato per aiutare le persone nella vita quotidiana post Covid-19. Si tratta di Miusi, un oggetto in rame, uno dei materiali maggiormente antibatterici e conduttori, che serve per svolgere attività quotidiane in tutta sicurezza, perché lo usi al posto delle dita. Puoi usarlo per digitare al bancomat, per aprire le maniglie dei bagni quando vai al ristorante, per firmare, per sostenerti sui mezzi… E lo abbiamo realizzato a forma d’Italia, come omaggio alla resilienza del nostro Paese. Una parte della vendita va alla ricerca per la prevenzione delle future pandemie”.

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