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Start up innovative ed ecodesign: si riparte dagli scarti per un futuro sostenibile

“L’unico futuro possibile è un futuro sostenibile. Un futuro senza scarti e quindi senza sprechi”. È questo il pensiero guida dello studio Henry&Co, di Alex Crestan, Francesco Trubian e Antonella Manenti. Dalla loro sede di Verona creano oggetti di ecodesign o design sostenibile che hanno il profumo del pomodoro, del caffè ma anche della gomma. “Ogni scarto rappresenta la nascita di un nuovo prodotto con una nuova funzione. La vera sfida oggi è trasformare questo pensiero in un’abitudine d’uso e consumo, perché non saranno le aziende a sostituire i materiali ma saranno le persone a cambiare le proprie abitudini”.

Sostenibilità, design sostenibile, ecodesign: dalle parole ai fatti

“Il nostro studio si occupa di design, materiali e comunicazione sostenibili e studia costantemente materiali innovativi e le loro applicazioni. In questo momento il tema della sostenibilità è abusato e a volte più che rappresentare un fatto resta una bella parola. In breve tempo però quello che oggi è definito ecosostenibile grazie a determinate caratteristiche, nuove e diverse rispetto ai prodotti “tradizionali”, diventerà la normalità. Tutte le aziende si stanno muovendo in questa direzione per raggiungere gli obiettivi della sostenibilità indetti dall’ONU*, che vanno ben oltre il “fare la sedia in cartone”, ovvero quello a cui molti associano l’ecodesign”.

Caffè, pomodoro e gomma: gli oggetti di design sostenibile di Henry&Co

I progetti di una start up innovativa come la nostra nascono recuperando e utilizzando materiali di scarto che diventano materiali nuovamente utili. Quanti caffè si consumano ogni giorno in autostrada nei momenti di sosta? Ebbene, quello che rimane dei caffè post-consumo è una quantità enorme di materiale che può essere rilavorato e trasformato. In cosa? In scaffali ad esempio. Abbiamo lavorato sullo scarto di caffè, unendolo con un legante naturale a base di soia e oggi i punti ristoro Autogrill italiani, americani e francesi sono arredati con prodotti realizzati proprio con questo materiale. Stiamo anche testando lo scarto del pomodoro: usiamo i suoi filamenti per stampare prodotti 3D e, unendolo alla canna da zucchero, siamo riusciti a iniettarlo negli stampi per oggetti che solitamente si producono in plastica. Anche gli scarti della gomma delle scarpe di un famoso brand globale avranno una nuova vita, ma il progetto è ancora in divenire e non possiamo anticipare troppo”.

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Gli italiani puntano ad un futuro sostenibile

“In tema di sostenibilità, le aziende sono le realtà che hanno il potere di cambiare le abitudini del consumatore, semplicemente imponendolo, togliendo dal mercato ciò che danneggia le persone o l’ambiente. E non devono temere di trovarsi di fronte a consumatori che non sono pronti. Per noi è stata una vera sorpresa renderci conto di quanto ormai sia diffusa e sentita la volontà di far parte di un cambiamento, di essere coinvolti per fare qualcosa di buono per un futuro sostenibile. E la scelta sempre maggiore per oggetti di ecodesign ne è una dimostrazione. Infatti in Italia esistono già strutture che vanno nella giusta direzione, bellissime realtà che spingono fortemente verso il cambiamento, perché è importante fare gruppo e fare sistema per agire in modo incisivo”.

Esiste un materiale perfetto in termini di sostenibilità?

“Certo, uno dei migliori materiali ecosostenibili lo ha creato la natura: la buccia. Che sia di banana o di un qualsiasi altro frutto, la buccia serve quel tanto che basta alla sua funzione”.

Come può un’azienda o start up innovativa diventare più eco sostenibile?

La prima cosa da fare per migliorare la sostenibilità: immedesimarsi nella propria azienda e in ciò che produce, immaginando l prodotti nella casa del consumatore o nel cestino. La seconda: lavorare in gruppo. All’interno di un’azienda tutti si devono parlare e devono avere lo stesso obiettivo. Bisogna combattere sullo stesso tema, con gli stessi valori. Solo così si otterrà un vantaggio per tutti. La terza: avere coraggio, provare e anche sbagliare...”.

Dagli oggetti di ecodesign a un futuro sostenibile: quanti anni mancano per raggiungerla?

“Per rispondere a una tale domanda sul futuro sostenibile, dobbiamo ispirarci alla bio-mimetica, la scienza che si occupa dello studio del trasferimento di processi biologici dal mondo naturale a quello artificiale. Albert Einstein diceva che ogni cosa che puoi immaginare, la natura l’ha già inventata. Ed è proprio così: la natura ha già risolto tutto, quindi dobbiamo solo imitarla. In natura non esiste il rifiuto e probabilmente non ci sarà mai un’azienda 100% sostenibile. Ma proviamo ad essere possibilisti e a dire che probabilmente esisterà, ma solo tra molto più di 100 anni.”


*Asvis, “Goal e Target: obiettivi e traguardi per il 2030”, “https://asvis.it/goal-e-target-obiettivi-e-traguardi-per-il-2030.

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