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Smart mobility e scooter sharing: una startup italiana per la condivisione dello scooter elettrico

Terminata la fase del lockdown, ben presto le città torneranno a riempirsi di traffico e gli orari di punta ad essere il peggior incubo per chi lavora in un grande centro. Cosa fare allora se siamo in ritardo per un appuntamento e l’autobus non passa? Il mezzo più veloce per spostarsi in città è sicuramente lo scooter ma, se tutti lo usassimo ogni giorno, più volte al giorno, aumenteremmo i problemi di inquinamento dell’aria. Problema, anzi, problemi risolti con MiMoto, la startup italiana di scooter sharing dedicata alla mobilità sostenibile.

Carta d’identità

Nome: MiMoto
Attività: Scooter sharing
Anno di nascita: 2017. Il 14 ottobre, per l’esattezza.
Ideatori: Alessandro Vincenti, Gianluca Iorio e Vittorio Muratore

Condividere per ridurre consumi, costi, spazi, ma anche per superare limitazioni e problemi. I servizi legati al concetto di sharing aumentano costantemente, e con successo. Le opportunità offerte dalla sharing economy rispondono alle esigenze di un pubblico (che copre ormai più generazioni) sempre meno desideroso di avere e più interessato a fare. Siamo nell’era della smart mobility. MiMoto, startup italiana di scooter sharing, nasce proprio nel quadro di questa evoluzione socio-economica.

Che cos’è la Smart Mobility?

Quando si parla di smart mobility non si intende “solo” mobilità sostenibile, né ci si vuole riferire semplicemente a dei mezzi di trasporto particolarmente avanzati dal punto di vista tecnologico e sostenibile. Questi due aspetti confluiscono nella smart mobility e convivono dinamicamente; anzi, collaborano e sono funzionali l’uno all’altro. Ma c’è qualcosa di più.

La smart mobility è prima di tutto un concetto “guida” per gestire il presente e preparare il futuro dell’evoluzione di una mobilità “a misura di cittadino”, altamente tecnologica e sostenibile in termini di basso impatto ambientale, individuale e collettivo. È una frontiera da esplorare e su cui vale la pena investire energie e risorse.

La smart mobility prevede azioni per ridurre l’inquinamento e gli sprechi, aumentando allo stesso tempo l’efficienza del trasporto. Una mobilità con standard qualitativi in linea con la contemporaneità e guidata da criteri efficientistici può significare infatti spostamenti facili e una migliore qualità della vita collettiva. Allo stesso tempo la smart mobility spinge ad una svolta ecologica capace di coinvolgere persone e mezzi. Se ci si muove in modo intelligente, si arriva prima e si inquina meno.

Dalla comprensione di questa esigenza crescente nasce l’idea di MiMoto, la startup italiana con lo scooter elettrico. “Nel 2013 è partita Car2Go e mi ha cambiato la vita” racconta Alessandro Vincenti, il giovane fondatore della startup innovativa, insieme a Gianluca Iorio e Vittorio Muratore. “Io in quel periodo stavo per comprare una nuova auto, ma, proprio mentre valutavo la scelta migliore, hanno lanciato Car2Go. L’ho provata e non ho più comprato la macchina. L’idea mi è piaciuta tantissimo da subito. L’ho trovata perfetta per la vita in città e ho pensato subito di portarla in Centro America, perché sono nato in Colombia e cresciuto in Nicaragua. Conosco bene quei territori".

Com’è nata l’idea della startup italiana di scooter sharing Mimoto?

“Una sera, parlando con i miei amici/soci davanti a una pizza, ci siamo detti: una cosa del genere potrebbe essere perfetta anche con gli scooter. Ancor più se elettrici, ancora di più se escooter. E da quel momento è partito il nostro progetto di mobilità sostenibile. Abbiamo iniziato con la ricerca del modello perfetto, provando più di dieci modelli di scooter elettrico (o escooter appunto) nel mondo finché abbiamo incontrato il produttore e fornitore attuale (Askoll, una società italiana). Lo step successivo, una volta individuato il fornitore, è stato fare un test: durante la settimana europea della mobilità sostenibile, abbiamo fatto provare più modelli ai potenziali utenti. Sono stati loro a scegliere e, dopo aver ottenuto i primi finanziamenti, siamo partiti il 14 ottobre 2017, con 30 scooter elettrici, per arrivare a gennaio 2018 con 100 scooter".

Cosa sono gli escooter?

Nella parola escooter, la E sta per elettrico. Gli scooter elettrici non devono essere confusi con gli scooter tradizionali. Non sono immatricolati, non necessitano di targa e rappresentano un’alternativa sempre più frequente per una mobilità sostenibile.

Come funziona lo scooter sharing?

In Italia lo scooter sharing è una modalità relativamente nuova, che con il passare del tempo è diventata una realtà sempre più tangibile. Il car sharing ormai sappiamo cosa sia, ma funziona nello stesso modo anche per gli scooter elettrici o escooter?

Il concetto è semplice ed è proprio come quello delle auto. Si sfrutta un mezzo a due ruote per un determinato periodo di tempo per arrivare alla proprie destinazione e si riconsegna. Usare un servizio di scooter sharing è davvero molto semplice: si cerca il mezzo più vicino online (come per gli escooter Mimoto) oppure tramite app. Si completa l’iscrizione e si prenota lo scooter elettrico. Si raggiunge il mezzo, si utilizza e una volta raggiunta la destinazione, si deposita, mantenendosi all’interno dell’area di competenza.

Perché scegliere lo scooter sharing secondo la startup italiana?

La creatività imprenditoriale di MiMoto, la startup italiana, anzi milanese, che offre il primo servizio made in Italy di scooter sharing elettrico a flusso libero attivo nelle città di Milano, Torino e Genova, si inserisce in un contesto di mobilità elettrica che sta prendendo piede in modo significativo anche grazie alla semplicità e comodità d’uso. Aver compiuto 18 anni, essere in possesso di una patente A/B o patentino per ciclomotori (AM) e fornire un metodo di pagamento valido sono quindi gli unici requisiti per potersi mettere in sella.

La tecnologia sempre più user-friendly e la possibilità di accedere al servizio in modo semplice tramite uno smartphone sono sicuramente due dei punti chiave del successo dei servizi di smart mobility e sharing di mezzi di trasporto, che si inseriscono in un trend collettivo molto più ampio (più accentuato nelle ultime generazioni) secondo cui vivere esperienze è più rilevante rispetto al possedere beni.

Scooter sharing elettrico: un target femminile, sportivo e di nuovi lavoratori

Sono loro i più forti utilizzatori nelle tre città raggiunte fino a oggi dal servizio di Mimoto a Milano, Torino e Genova grazie ai suoi escooter. Un target attento ed educato nell’uso dei mezzi, vissuti e curati come se fossero propri, molto più di quanto accade con altri servizi di sharing come, ad esempio, quello delle biciclette. “Sì, è vero, infatti in questi primi tre anni di attività abbiamo subito pochissimi danni, sia grazie ai nostri utenti, sia grazie ad un controllo maniacale dei veicoli e dei caschi, che vengono sempre tenuti in perfette condizioni di manutenzione e pulizia”. E il tema dell’igiene e della sanificazione è diventato prioritario negli ultimi mesi e continuerà ad esserlo.

MiMoto non è stata la prima startup italiana di scooter sharing

Il lancio di MiMoto è avvenuto poco dopo la chiusura di un altro servizio di scooter sharing e, come ci racconta Alessandro, l’esperienza degli altri serve anche a non commettere gli stessi errori. “I nostri servizi sembrano simili ma hanno molte differenze sostanziali, a partire dal modello di scooter, che noi e i nostri utenti abbiamo voluto leggerissimo e adatto a un pubblico anche femminile. Una differenza, a mio avviso sostanziale, è che noi nasciamo dal basso. Inizialmente, durante il periodo di lancio, io, Gianluca e Vittorio facevamo fisicamente il cambio delle batterie fino alle 4 del mattino, oppure eravamo al telefono a fare il call center. Questo ci serviva per conoscere bene le esigenze, i problemi, le richieste e trasmetterle poi al nostro team e al fornitore di call center. Un approccio bottom up, quindi, che ci ha permesso di affinare il nostro servizio di scooter sharing giorno dopo giorno. Questo è il tipo di metodologia che consigliamo a chi intende lanciare una startup. Imparare dagli errori già commessi da altri, oltre che dai propri, e conoscere profondamente il cliente nella sua esperienza con il prodotto".

Smart mobility: dove?

Milano, Torino, Genova: fino ad oggi le città in cui la smart mobility è più presente e capillare sono poche e concentrate nel nord Italia, ma per il futuro si prevede che anche altre grandi città del centro e del sud vengano coinvolte da questa rivoluzione dei trasporti. “Milano è uno dei mercati più attraenti nel mondo dello sharing, e in particolare in quello dello scooter sharing, per cui è impossibile non partire da qui. Per sviluppare il servizio è importante trovare partner locali attivi e forti nel mondo energetico. E questo è sicuramente possibile anche in altre città”

MiMoto: mobilità sostenibile dalle grandi città alla provincia

Quando si parla di servizi di scooter sharing, si pensa soprattutto al bacino di utenza delle grandi città. Ma l’Italia è un Paese di cittadine e piccoli centri che spesso restano esclusi. “Il nostro servizio di smart mobility potrebbe avere anche degli sviluppi in piccole città, senza lasciare fuori la provincia. Certo, bisogna pensarlo diversamente. Ad esempio, nei nostri piani c’è l’idea di realizzare un progetto che unisca i paesi limitrofi alla metropoli, perché fuori dalle grandi città il trasporto pubblico è quasi inesistente. Deve però esserci inter-urbanità, altrimenti il servizio non è economicamente sostenibile. La soluzione ideale per la mobilità, secondo noi, è quella di integrare diversi tipi di veicoli, oltre allo scooter elettrico, adatti alle diverse realtà. Se lo scooter sharing è perfetto per città come Milano, il monopattino lo è in zone tipo campus universitari, mentre il bike sharing funziona in zone turistiche. Questo perché ogni territorio ha necessità differenti che vanno considerate attentamente”.

Scooter sharing elettrico vuol dire anche rispetto dell’ambiente?

“Certamente. E non solo perché è elettrico, ma anche perché diventa un disincentivo all’utilizzo dei mezzi privati. Questo consente di ridurre i veicoli in circolazione e rivalutare potenzialmente gli spazi all’interno della città, perché molti spazi adibiti a parcheggi potrebbero diventare zone verdi, favorendo un avvicinamento alla mobilità sostenibile. In più, l’elettrico riduce l’inquinamento acustico. Il nostro servizio, però, è dotato di un sibilo leggero per i non vedenti, perché il silenzio totale può essere pericoloso per alcuni".

App e smart mobility: che caratteristiche deve avere un progetto per essere innovativo?

  1. Deve essere iconico e nuovo: nel nostro caso non abbiamo scoperto l’acqua calda, ma siamo stati i primi a renderla accessibile e fruibile da tutti.

  2. Deve essere disruptive, cambiare un paradigma: uno scooter, per di più uno scooter elettrico, che puoi utilizzare senza chiavi tramite un’app, è qualcosa di veramente nuovo.

  3. Deve avere un forte utilizzo tecnologico a supporto della mobilità sostenibile.

Cosa c’è nell’immediato futuro di MiMoto?

“Non lo so. Penso molto al presente per pensare al futuro. Il mio sogno però è poter aprire un surf camp e vivere in un luogo dove la natura è molto forte".

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