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Chef in camicia: la startup innovativa della food industry

“Nicolò ha un approccio raffinato e aperto all’utilizzo di ingredienti esotici o poco convenzionali, dando un tocco fusion ai suoi piatti. Lello (ovvero Luca Palomba) mette in ogni ricetta uno spirito casereccio e autentico, leggendari sono i suoi panini, golosi e ricchi di colori e sapori. Andrea è lo chef più gourmet, la sua esperienza in ristoranti stellati lo porta a cercare l’eccellenza nel gusto di ogni preparazione”. Si descrivono così i tre giovani fondatori di una delle startup legate alla food industry e ai cooking show, che ha avuto più successo nell’ultimo anno: Chef in camicia. Nato come progetto “per arrotondare”, è diventato, in brevissimo tempo, un’impresa che conta già 26 dipendenti e non pensa certo di fermarsi qui.

Carta d’identità

Nome: Chef in Camicia
Attività: canale web italiano dedicato al gusto e al mondo della cucina
Anno di nascita: 2015
Ideatori: Nicolò Zambello, Andrea Navone e Luca Palomba

Primi passi rapidi e precisi per la nascita di Chef in Camicia

Il catering come prima idea per arrotondare. “La concorrenza era molto più strutturata di noi che non avevamo nemmeno fatto investimenti iniziali per attrezzature, promozione o altro” spiega Nicolò Zambello, CEO e founder di Chef in camicia. “È stato poi guardando video realizzati oltreoceano che ho realizzato come la nostra attività poteva trasformarsi e diventare qualcosa di più affine anche a noi, a quello che sapevamo e volevamo fare: video a tema gusto, food, tasty e ingaggianti, dei veri e propri cooking show, con un approccio molto dinamico. Approccio che in Italia in quel momento ancora non esisteva. E quindi, un anno dopo, il 26 aprile del 2016 è uscito il primo video pubblicato da Chef in camicia: l’esecuzione di una ricetta con un linguaggio nuovo per il nostro Paese. Da quel momento, in poco più di due mesi, è nata una community di circa 100.000 persone all’insegna del gusto e così ha preso il via la nostra attività attuale, ovvero vendere branded content all’interno dei nostri contenuti video”.

Chef in camicia crea ricette per i Millenial: quali caratteristiche hanno?

“Si dice spesso che i contenuti che realizzi sono per l’audience che ti rappresenta, nel senso che sono fruiti dai tuoi coetanei. Per noi in effetti è così: siamo tutti trentenni (e quindi Millennial), per cui quello che diciamo e come lo diciamo è molto diverso dalle grandi riviste istituzionali. I nostri contenuti sono più freschi, veloci e informali, e quindi più fruiti da un pubblico giovane. Oggi possiamo dire che abbiamo la più grande community di Millenial in Italia legata al gusto e al mondo del food”.

Quali sono i vostri obiettivi nell’immediato futuro?

“La nostra strategia persegue mira a conservare e ottimizzare il nostro modello di business diventando così il media più rilevante d’Italia nel mondo del gusto con due strumenti chiave: il branded content sulla verticale del food e la piattaforma di e-learning sul modello Masterclass. Si tratta di corsi molto specifici con talent importanti legati al mondo della cucina. A breve il lancio”.

Questi obiettivi testimoniano l’indole al cambiamento e alla trasformazione dei tre fondatori di Chef in Camicia

Il cambiamento è il concetto più importante che sta dietro tutte le attività nel mondo digitale. Bisogna continuamente aggiornarsi per conoscere tutto ciò che c’è di nuovo e investigare le nuove esigenze del mercato cercando anche di indirizzarlo, quando possibile. Il cambiamento è quello che affronti dal primo giorno in cui pensi alla tua idea ed è impensabile, nel nostro settore, credere che tra dieci anni continuerai a fare la stessa cosa che fai oggi e nello stesso modo”.

Questo è un consiglio che vuoi dare a chi vuole avviare una start up?

“Anche. Il consiglio principale è quello di non essere eccessivamente accademici, perché l’Università e i master ti danno sicuramente le armi e le capacità per poter utilizzare determinati strumenti, ma poi non ti insegnano a fare business. È l’evoluzione del mercato stesso e la sua osservazione a insegnartelo, soprattutto quando operi nel settore del digitale”.

Ci può ancora essere innovazione nella food industry?

Dire che la food industry è satura penso non sia corretto. Si può dire magari la stessa cosa, ma cambiare il modo con cui la si dice. Il semplice cambio di modalità di fruizione di un contenuto è di per sé un’innovazione. Non è stato Chef in Camicia a inventare il linguaggio che usa, perché in America era già utilizzato e diffuso così, ma noi lo abbiamo adattato al mercato italiano e il pubblico dei più giovani dimostra di trovarsi più a suo agio nella fruizione dei nostri contenuti”.

Qual è il progetto più divertente che avete realizzato?

“Sicuramente questo: Chef in camicia. Siamo il primo cliente di noi stessi, perché tutti i format proposti vengono testati da noi. Il fatto di poter lavorare su progetti sempre nuovi e diversi è la parte più divertente del lavoro”.

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Il progetto che vi ha fatto avere l’impennata di view?

Il lancio del canale YouTube avvenuto a febbraio 2019. È stato il progetto che ha cambiato il volto di Chef in camicia: prima di allora i nostri video non prevedevano il volto umano, mentre per YouTube i nostri volti e quelli degli altri sono entrati per la prima volta nel palinsesto. Il canale YouTube è quello che sta crescendo più di tutti, ma anche su Tik Tok abbiamo ottimi risultati e siamo la più grande community in Italia”.

Il progetto che più vi è rimasto nel cuore?

Ognuno di noi tre è legato ai format che produce ma, per quanto mi riguarda, sono legato a Cucinema, il format che unisce degli aneddoti del mondo del cinema e video”.

Quello più difficile?

“I due canali più tematici, ovvero Chef in Camicia veggie e Chef in camicia cocktail, sono quelli che fanno più fatica e che ci impegnano maggiormente. I brand li apprezzano, ma alla fine preferiscono sempre rientrare nel canale generalista perché qui i dati media sono più importanti”.

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