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Le donne nella scienza: la presenza femminile nelle discipline STEM

Gli anni Venti del XXI secolo stanno diventando gli anni delle donne nella scienza, segnati dalla forza di giovani ecologiste, dalla voce appassionata di amanti degli spazi infiniti, dalla forza della prima donna alla guida del Cern. Un percorso a ritroso per capire perché le donne sono arrivate così in “alto” e quanta strada hanno ancora da fare per andare oltre, perché la definizione ‘prima donna’ non sia più sinonimo di diva capricciosa, ma di colei che apre a tutte una possibilità. Scopriamo le donne che hanno cambiato il mondo nelle discipline STEM.

Scienziate donne: perché i numeri sono ancora bassi?

La scienza è spesso considerata un campo dominato dagli uomini. Per essere più precisi, le discipline STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics) sono territori in cui nel corso del tempo le donne sono state frequentemente ai margini. Secondo i dati delle Nazioni Unite, la presenza femminile rappresenta meno del 30%* dell’insieme dei ricercatori scientifici di tutto il mondo. Perché?

Come tradizionalmente riconosciuto, e donne possiedono generalmente alcune caratteristiche che le renderebbero perfette per queste attività: precisione, passione e capacità di pensiero laterale. Eppure gli studi hanno dimostrato che già a partire dalla giovane età il genere femminile è spesso scoraggiato o meno interessato a coprire un ruolo nel mondo della scienza, della tecnologia, dell'ingegneria e della matematica (le discipline STEM appunto). Anche il Pew Research Center, conferma che ancora oggi le donne che entrando in università approcciano ingegneria, informatica e scienze fisiche sono davvero poche.

Sembra assurdo che sia ancora necessario spingere, in un mondo progressista come quello scientifico, verso l’abolizione delle disuguaglianze di genere ma il mondo accademico (e non solo) è ancora appannaggio degli uomini. La cosiddetta segregazione gerarchica, come definita dalla storica Margaret Rossiter che spesso parlava del cosiddetto The Matilda Effect. Un fenomeno che indica nella sua semplicità quando in un campo, specialmente scientifico, il risultato del lavoro di ricerca compiuto da una donna viene in tutto o in parte attribuito a un uomo.

Un giorno per festeggiare donne e scienza

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha istituito l’11 febbraio come la Giornata mondiale delle ragazze e delle donne nella scienza, per promuovere l’uguaglianza di genere e fare in modo che le donne ottengano parità di accesso e partecipazione nelle mondo delle discipline STEM.

Ma da dove siamo partite? Per scoprirlo, un excursus su alcune donne che hanno cambiato il mondo STEM e non solo, offrendo ispirazione e contributi fondamentali al progresso della comprensione del mondo.

Le donne che hanno cambiato il mondo: dal IV secolo all’Illuminismo

Se siamo qui adesso lo dobbiamo ad alcune donne forti che dalle strade polverose del Medio Oriente fino alla luna ci hanno permesso di camminare guardando verso un futuro più rosa.

La storia delle donne nella scienza è più lunga di quello che si pensi: Si potrebbe partire da Ipazia di Alessandria, matematica, astronoma e filosofa del IV secolo d.C. Figlia di Teone, geometra e filosofo di cui fu allieva e poi collaboratrice, così erudita da superarlo. Nella scuola di Alessandria esisteva libertà di pensiero e Ipazia divenne, a detta di Socrate Scolastico, l’unica erede del platonismo: “Per la magnifica libertà di parola e di azione che le veniva dalla sua cultura, accedeva in modo assennato anche al cospetto dei capi della città e non era motivo di vergogna per lei lo stare in mezzo agli uomini: infatti, a causa della sua straordinaria saggezza, tutti la rispettavano profondamente e provavano verso di lei un timore reverenziale” [Socrate Scolastico, cit., VII, 15].

Venne uccisa con l’accusa di professare magia e satanismo. Un preludio di quello che sarebbe stato poi il Medio Evo e la caccia alle streghe, se superiamo questo periodo storico con un battito di ciglia scopriamo poi che la prima donna ufficialmente riconosciuta in campo scientifico universitario è stata però la la fisica Laura Bassi, sempre presso l’Università di Bologna, che ottenne la prima cattedra nel 1732.

Nonostante anche lo stimato promotore dell’Illuminismo Jean-Jacques Rousseau considerasse le donne “inferiori”, il XVIII secolo vide le donne protagoniste dei neonati salotti letterari che diedero grande impulso al progresso scientifico: Caroline Lucretia Herschel e Mary Somerville divennero le prime donne astronome a divenire membri onorari della Royal Astronomical Society. Ada Lovelace, figlia di Lord Byron e allieva della Somerville, grazie agli studi intrapresi sul sistema computazionale, viene oggi accreditata come la prima donna che è stata in grado di scrivere un programma informatico, diventando un'icona del mondo femminile STEM.

Le prime donne a vincere il Nobel e andare sullo spazio

Solo nel XX secolo le donne diventano libere di accedere a tutte le branche della scienza, arrivando finalmente al Nobel. La prima donna a vincere un premio Nobel, e soprattutto in una materia scientifica come la fisica, fu Marie Curie. Ne ottenne in seguito un secondo per la chimica: un record raggiunto solo da altri tre scienziati.

Mentre la prima programmatrice su computer digitale Harvard Mark I fu Grace Murray Hopper nel 1943, che, in seguito, ebbe un ruolo fondamentale nello sviluppo del linguaggio COBOL e della nascita dei personal computer. La prima volta che venne dato dall'Association of Information Technology Professionals il premio “Computer Sciences man of the year” fu nel 1969 e proprio alla stessa Hopper, che concluse la sua carriera coi gradi di Contrammiraglio della Marina degli Stati Uniti.

La prima donna nello spazio invece non fu americana ma sovietica, la cosmonauta Valentina Tereškova, che venne lanciata in orbita per tre giorni sulla Vostok 6 nel 1963. Tereškova, 83 anni quest’anno, si è candidata per andare su Marte: “Andare su Marte è il mio sogno, voglio scoprire se c’è stata vita sul pianeta e in quel caso, perché è scomparsa. Quale catastrofe è avvenuta?”. Rimanere a casa a fare la nonna pare proprio non rientri nel suo programma.

I russi anticiparono gli americani anche per la prima “passeggiata” femminile nello spazio nel 1984, con Svetlana Savitskaya impegnata a effettuare delle riparazioni sulla Salyut 7 insieme al suo collega Vladimir Dzhanibekov. Ed è solo il 18 ottobre 2019 la prima passeggiata tutta al femminile delle astronaute statunitensi Christina Koch e Jessica Meir, sulla Stazione Spaziale Internazionale. Un evento storico per il volo spaziale, seguito dal record della Koch per la missione spaziale più lunga della storia, con 328 giorni di permanenza nello spazio.

“Penso che questi eventi non siano una pietra miliare ma un punto di partenza verso qualcosa che verrà considerato da oggi normale” ha commentato l’astronauta Tracy Caldwell Dyson dal Centro di Controllo della NASA. Quindi aggiunge: “E non deve oscurare tutte le altre donne che hanno compiuto passeggiate nello spazio negli ultimi 35 anni. Tutti noi speriamo che questo divenga la normalità”.


*United Nations, “International Day of Women and Girls in Science 11 February”, https://www.un.org/en/observances/women-and-girls-in-science-day.

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