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Cinema e donne: Kathryn Bigelow la prima donna a ricevere l’oscar per la migliore regia

Prima di lei ci avevano provato in tre, ma è stata lei la prima donna, e per adesso ancora l’unica, a vincere un Oscar per la regia nel maschilismo mondo di Hollywood. Kathryn Bigelow è una di quelle donne che fanno la differenza. Lavora con la consapevolezza che essere brave registe ed essere donne si può, ma gli spazi da conquistare sono ancora tanti e bisogna lottare per le occasioni giuste. Chissà se il 2020 porterà qualche novità…

“Spero di essere la prima di tante” così diceva Kathryn Bigelow durante la conferenza stampa dopo la sua premiazione come miglior regia per The Hurt Locker agli Oscar del 2010, film bellico che segue le vicende dei militari americani impegnati nella guerra in Iraq. Barbra Streisand esclamava nel premiarla: “Il tempo è arrivato!”. Belle parole che sono rimaste tali, perché il tempo è passato e non sono seguite altre vittorie al femminile per la regia. Colpa del sistema maschilista o della poca consapevolezza delle capacità femminili in questo settore? Innegabile che quello dietro la macchina da presa sia un mestiere considerato molto maschile, basti pensare che in 92 anni di Academy ci sono state solo 5 candidate regista donne.

Kathryn ha battuto un grosso tabù e il suo lavoro non si ferma qui: “Se c’è una resistenza specifica contro le donne che fanno film, io scelgo di ignorarla come ostacolo per due ragioni: non posso cambiare il mio genere e mi rifiuto di smettere di fare film. È irrilevante chi o cosa dirige un film, la cosa importante è se reagisci a esso oppure no. Dovrebbero esserci molte più donne registe. Credo non ci sia la consapevolezza che sia realmente possibile. Lo è”.

Kathryn Bigelow: da artista a cineasta il passo è breve

Nata in California nel 1951, Kathryn Bigelow si dedica agli studi artistici al San Francisco Art Institute dimostrandosi una pittrice di grande talento. Con il suo trasferimento a New York, Kathryn si immerge nelle avanguardie americane degli anni settanta, avvicinandosi moltissimo all'uso di film e video in campo artistico. Grazie a queste esperienze il suo interesse è definitivamente dirottato sul cinema, tanto che alla fine degli anni '70 collabora con la New York Underground Film Scene ed esordisce con il corto Set Up (1978), ben accolto in diversi festival americani ed europei. È in quegli anni che riceve una borsa di studio per la Graduate School of Film della Columbia University dove studia con Milos Forman (futuro regista premiatissimo per tanti film tra cui i capolavori Qualcuno volò sul nido del cuculo e Amadeus, sulla vita di Mozart). “Quello per me è stato un periodo molto entusiasmante, di trasformazione, di quelli che in qualche modo restano dentro di te per sempre. Diventano parte delle tue strutture creative e intellettuali e continueranno a emergere nel tuo lavoro” afferma Kathryn.

Donne nel cinema: l’inizio di Kathryn Bigelow dietro la macchina da presa

Il primo lungometraggio è del 1983, si intitola The Loveless ed è ambientato tra i bikers americani degli anni ‘50. Ma le produzioni indipendenti hanno troppi limiti e vanno strette alla Bigelow che ambisce all’ampio pubblico delle major hollywoodiane. La strada non è facile, ma Kathryn non molla, perde e si rialza, sicura delle sue capacità e della voglia di cercare la giusta occasione.

L’occasione arriva con Oliver Stone che co-produce il film d’azione Blue Steel – Bersaglio mortale nel 1990, dove una scattante Jamie Lee Curtis è una donna poliziotto molestata da un killer psicopatico. Kathryn trova il suo elemento nei tempi e modi del film d’azione, ha una sua visione e una conoscenza del mezzo cinematografico unica. Nel 1991 firma la regia di quello che diventerà uno dei film cult degli anni ‘90. Parliamo di Point Break – Punto di Rottura, ambientato tra i surfisti della California, con i giovani Keanu Reeves e Patrick Swayze, belli e dannati tra rapine in banca e inseguimenti ad alta tensione. Un film magnetico, di quelli che ti fermi a guardare ancora oggi quando lo danno in tv, anche se l’hai visto già 10 volte!

registe donne nella storia

2010: la prima donna a vincere l’oscar per la migliore regia

Vita e lavoro si intrecciano nel cinema più che in ogni altro ambito e Kathryn non smentisce questa teoria, sposando nel 1989 il talentuoso regista, sceneggiatore e produttore James Cameron, colui che ha diretto film come Avatar e Titanic, rispettivamente il secondo e terzo film con maggiore incassi nella storia del cinema. Cameron è un vulcano di idee e di talento votato al cinema e il legame professionale con la Bigelow resta anche dopo il divorzio. È sua infatti la co-sceneggiatura del bellissimo Strange Days (1995), il noir distopico con un impressionante mostro di bravura quale Ralph Fiennes.

Molto gelosa e riservata quando si tratta della vita privata, Kathryn non parla mai del suo nuovo compagno, lo sceneggiatore e giornalista Mark Boal, partner lavorativo di tutto quello che ha fatto negli ultimi 20 anni. Insieme a lui festeggia gli Oscar del 2010 per The Hurt Locker e tornano da quella serata con 2 statuette a testa: miglior film, miglior regia (entra di diritto nelle donne della storia degli Academy Awards) e migliore sceneggiatura (senza contare le 9 candidature totali e le premiazioni anche come miglior montaggio sonoro, miglior sonoro e miglior montaggio per un totale di 6 statuette conquistate). Il film ha ottenuto anche 3 candidature a Golden Globes, 7 candidature e vinto 6 BAFTA, 8 candidature e vinto 2 Critics Choice Award, 2 candidature a SAG Awards e la premiazione aAFI Awards. Un vero capolavoro, un racconto dritto e ansiogeno di una squadra di “sminatori” dell’esercito americano in Iraq. Qualcuno dice che Kathryn Bigelow è una donna che fa film da uomini... non sarà per questo che è arrivata la statuetta vero?!

2020 e registe donne: profumo di Oscar?

Sapete chi sono state le fortunate donne registe candidate all’Oscar dal 1927 ad oggi? Si contano su una mano. La prima è stata la nostra Lina Wertmuller nel 1977 per Pasqualino sette bellezze. Diciassette anni dopo è toccato alla neozelandese Jane Campion per Lezioni di Piano e nel 2004 Sofia Coppola è la prima regista americana ad ottenere la nomination con Lost in Translation. Poi finalmente il 2010 con la vittoria storica di Kathryn Bigelow per la regia di The Hurt Locker, rimasta tristemente imbattuta perché passano altri 8 anni senza più una donna alla regia che meriti una nomination, ne tantomeno la vittoria. Arriviamo al 2018 con una nuova stella, Greta Gerwing e il suo Lady Bird. Non si cercano certo “quote rosa” o premi senza meriti ma è il caso di ricordare le parole di Viola Davis, in sostanza diceva che la sola cosa che separa le donne registe dai colleghi maschi è l’opportunità. Non puoi vincere un Oscar per dei film che semplicemente non riesci a fare.

Il 2020 si preannunciava un anno proficuo per la regia al femminile perché parecchi dei film più attesi sono diretti da donne: Patty Jenkins è la regista di Wonder Woman 1984; Cate Shortland firma la regia di Black Widow; Chloe Zhao dirige Eternals; Niki Caro dirige Mulan; Cathy Yan è la regista di Birds of Prey e la fantasmagorica rinascita di Harley Quinn. Le premesse erano ottime ma ci si è messa di mezzo la pandemia Coronavirus. Molte uscite al cinema sono saltate, il calendario è tutto da riprogrammare, il settore è in crisi profonda… Nuovi ostacoli per le donne, nuove cadute da cui rialzarsi ma il terreno è fertile e forse si sente profumo di nuovi fiori...

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