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Yvonne Farrell e Shelley McNamara vincono Premio Pritzker

Yvonne Farrell e Shelley McNamara e il loro studio di architettura vincono il Premio Pritzker

Frank Gehry, Norman Foster, Aldo Rossi e Renzo Piano sono solo alcuni dei nomi del gotha dell’architettura mondiale che hanno preceduto quelli di Yvonne Farrell e Shelley McNamara, vincitrici del premio Pritzker: un grande traguardo per due donne importanti con uno studio di architettura di successo.

È la prima volta che il premio di architettura più importante al mondo viene assegnato a una coppia di donne, Yvonne Farrell e Shelley McNamara; ed è anche la prima volta per l’Irlanda, dove da Dublino dirigono il loro studio di architettura fondato nel 1978, il Grafton.

Yvonne Farrell e Shelley McNamara sono già le vincitrici del RIBA Award nel 2016, premio biennale di architettura del Royal Institute of British Architecture, per l’edificio del campus dell’Università di Lima, definito una sorta di Machu Picchu dell’era moderna. Sono conosciute in Italia per uno dei loro primi progetti di grande respiro internazionale, la Scuola di Economia dell’Università Bocconi a Milano, nominato edificio Mondiale dell’Anno al Festival di Architettura di Barcellona del 2008, e per essere state curatrici della Biennale di Venezia di Architettura nel 2018.

Il loro lavoro è stato premiato per la grande attenzione riservata al senso di umanità e all’utilizzo comunitario dei loro edifici, soprattutto scuole ed università. Un passo davvero importante per tutte le donne, un grande esempio di imprenditoria al femminile, che sta cambiando il mondo non solo nelle scienze.

premio pritzker yvonne farrell e shelley mcnamara

Le donne più importanti nell’architettura

Prima di loro, solo altre 3 architetti donne contemporanee hanno ricevuto l’ambito premio Pritzker, quasi un nobel dell'architettura, istituito a Chicago nel 1979: la libanese Zaha Hadid nel 2004, la giapponese Kazuo Sejima nel 2010 in coppia con il collega Ryue Nishizawa, e la spagnola Carme Pigem nel 2017 con gli altri due colleghi Ràmon Vilalta e Rafael Aranda.

Un segno – un raggio di luce – per le altre donne nel mondo dell’architettura, ma non solo, e un modello da seguire per ogni professionista. La specializzazione in edifici dello studio di architettura di Yvonne Farrell e Shelley McNamara è basata sul concetto di conoscenza e comunità. La conoscenza si acquisisce in modo consapevole o inconsapevole; a volte è consumata e a volte è scoperta. In questo, lo spazio in cui viene divulgata, prepara a rispondere o ricevere questa conoscenza anche se l’incontro può avvenire in modo accidentale. La comunità e l’incontro tra le persone deve essere favorito dal progetto, non ostacolato; le persone devono sentirsi accolte in un ambiente confortevole dove la luce e la natura giocano un ruolo fondamentale.

Per questo tutti i loro progetti – e quelli nati nel loro studio di architettura di Dublino – non vogliono essere solo belli ma devono vivere per essere fruiti dalle persone, creare un senso di democrazia, altrimenti sono solamente un vacuo piacere estetico. Forse perché, oltre a essere architetti, sono donne contemporanee legate al mondo e al tempo nel quale viviamo.

Shelley McNamara e Yvonne Farrell: donne architetto che pensano all’ambiente

La luce è il punto fondamentale nella loro progettazione: la luce può cambiare completamente uno spazio, come si muove durante le ore della giornata, come illumina e come riscalda. Per questo i loro edifici presentano spesso grandissime superfici vetrate o spazi interni aperti verso la luce zenitale.

Per il campus dell’UTEC di Lima la prima preoccupazione dello studio di architettura di Dublino è stata l’integrazione col vento e con la pioggia, oltre a quello di creare nella ripetizione modulare un ritmo mai uguale, di creare una melodia nelle mura di cemento e vetro.

Per l’Università Bocconi invece è stata basilare l’integrazione con l’ambiente urbano. È come una piccola città all’interno della città, con tre livelli di lettura: gli spazi per i docenti, gli spazi degli studenti ed infine la città stessa. La “cittadinanza” in questi tre livelli vuole essere rispettata e sovrapposta, esaltandone la relazione che deve sempre essere piacevole. Un principio progettuale di ”fisica della cultura”, come è stata definita da Yvonne Farrell, dove l’architettura non solo risponde ai bisogni fisici ma anche alla sua ubicazione sulla Terra.

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