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Donne e lavoro: l’imprenditoria al femminile contro il gender gap

Film e serie TV, comics e le nuove eroine del sostenibile ci mostrano quanto non solo l’amicizia ma anche l’unione delle forze delle donne crei relazioni solide, quasi indistruttibili e crei anche grandi risultati. Se volessimo citare degli esempi famosi ecco le dottoresse-amiche Meredith Grey e Cristina Yang di Grey’s Anatomy, un esempio che quasi tutti conoscono. Così come Celeste, Jane e Madeleine, le tre protagoniste di Big Little Lies o, ancora, le indimenticabili protagoniste della serie-cult Sex and The City che si autodefiniscono “le anime gemelle l’una dell’altra”. Ma cosa succede quando le donne, oltre a essere unite dall’amicizia, lo sono anche dalla reciproca stima professionale? Risposta: nascono realtà innovative dove mente, passione e talento danno vita a un’imprenditoria tutta al femminile, di successo e con caratteristiche uniche.

Donna e lavoro: passi troppo piccoli

La data dell’8 marzo è spesso l’occasione per parlare di gender gap e pay gap e fare un resoconto sulla condizione delle donne nel lavoro . Ma i dati non sono mai quelli che dovrebbero essere, non solo analizzando il lavoro delle donne in Italia, ma anche quello in molti (tutti?) altri Stati del mondo. La pubblicazione Women in the Workplace 2019 parla chiaro: all’aumentare del livello professionale, diminuisce la percentuale di donne. Se all’ingresso nel mondo del lavoro la percentuale uomo-donna è quasi paritaria, questa diminuisce di almeno 10 punti percentuali quando si raggiunge il ruolo di manager, per poi scendere al 30% nel ruolo di direttore e al 26% nel ruolo di vicedirettore, fino quasi a scomparire in posizioni ancora più elevate1.

Qualche passo avanti è stato fatto. A volte, anche qualche passo indietro. Ma c’è anche chi, pur non sapendolo, sta dando risposte e soluzioni capaci di risolvere il gender gap alla radice. È il mondo dell’imprenditoria femminile. Donne che uniscono le loro forze e il loro talento creando, in breve tempo, realtà capaci di innovare, di differenziarsi e di offrire qualcosa in più, non solo in termini di servizi e prodotti, ma anche di approccio al lavoro e alle sue relazioni.

Donne imprenditrici nell’architettura

Quello dell’architettura è sicuramente un settore molto attivo nell’affrontare il tema e nel proporre soluzioni che partano anche dalla consapevolezza durante la fase degli studi. Il team creativo Rebelarchitette si occupa proprio di questo, promuovendo la diffusione del titolo di “architetta” e studiando modi per sostenere e guidare le studentesse di architettura e le neo laureate.

Nel 2018, il loro libro Architette = Women Architects, here we are! è stato pubblicato e presentato in concomitanza della Biennale di Architettura di Venezia del 2018. Perché lo diciamo? Perché è stata la Biennale curata dalle irlandesi Yvonne Farrell e Shelley McNamara, il duo di donne imprenditrici che solo pochi giorni fa ha ricevuto il prestigioso premio Pritzker, considerato il Nobel dell’architettura. Il loro studio, con sede a Dublino, oltre alla Biennale, ha curato altri progetti molto importanti in Italia, tra i quali la nuova sede dell’Università Bocconi, a Milano.

Professionalità, creatività e sensibilità: donne che creano nuovi approcci al lavoro

Il binomio donna e lavoro ha peculiarità che portano alla creazione anche di nuove professioni e di modi diversi di interpretare professioni più tradizionali. È il caso del duo Studiopepe, composto da Arianna Lelli Mami e Chiara Di Pinto, che unisce design, architettura e art direction a un approccio che fa dell’inaspettato il suo punto distintivo. L’attenzione alla poetica e alle emozioni che ogni dettaglio sa creare è ciò che rende unico il loro lavoro.

E i risultati parlano chiaro: commissioni in tutto il mondo, copertine e servizi dedicati a loro dalle riviste di design, moda e lifestyle e uno stile identificativo unico.

È ancora nell’ambito della creatività che troviamo altri esempi di imprenditoria al femminile con due realtà che, a oggi, sono uniche nei rispettivi settori: Baolab, lo studio fondato da Manù Bonaiti ed Emma Clerici, che offre consulenza strategica su colori, materiali e previsioni di tendenze nel settore del design. Lo studio collabora con i più importanti marchi automobilistici, con brand di moda e con i più importanti istituti d’arte e design.

“Entrambe abbiamo una concezione dell’architettura molto materica e sensoriale e ci siamo accorte che mancava un punto di congiunzione tra il mondo delle ricerche sulla materia e la parte produttiva. Noi siamo diventate quell’anello mancante trasformando in lavoro qualcosa che era precedentemente lasciato all’intuizione o ispirazione,” – racconta una delle fondatrici, Manù Bonaiti – “Siamo entrambe più interessate all’aspetto sensoriale di prodotti che a quello formale, siamo come delle ghost del design, ma non credo che questa sia dovuto a un’attitudine tipicamente femminile. È più un interesse personale verso ciò che sta dietro al prodotto piuttosto che verso il risultato finale e la firma dello stesso. Se si parla di coralità di un progetto, però, credo che sia più un’attenzione e un tema più sentito dalle donne, perché abbiamo una forte attitudine alla condivisione”.

Teoria confermata anche da Paola Manfroni, fondatrice dell’agenzia creativa Marimo , dal 2007 unica agenzia creativa italiana fondata da quattro professioniste (o brandlife designer come si autodefiniscono) e sempre presente con riconoscimenti importanti nei più importanti festival dedicati all’advertising e al graphic design.

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Paola racconta dell’importanza di un approccio al lavoro più evoluto, nel solco di quanto delineato dai criteri che definiscono le moderne B corporation, rispettoso di tutti i livelli professionali e attento ai rapporti sia interni che esterni, con fornitori e clienti. “Abbiamo innovato il processo di lavoro, per creare un risultato nuovo e diverso da quello offerto da tutti gli altri, con una struttura simile a quella degli studi di professionisti associati. Una scelta di posizionamento che ci ha consentito di produrre un lavoro più sfidante e adatto al cambiamento del mercato, più insightful, più veloce, e soprattutto più appassionato: ogni team cura il successo dei brand, avendo a cuore ogni singolo atto di comunicazione".

L’ultimo progetto dell’agenzia Marimo è rappresentativo di questo tipo di risultati: “La costituzione più bella del mondo” coinvolge artisti e graphic designer per tradurre in simboli, infografiche o illustrazioni gli articoli della Costituzione italiana. Un progetto innovativo e divulgativo che testimonia quanto le donne abbiano un approccio al lavoro molto attento e sensibile a temi di interesse collettivo e sociale: “Questo progetto nasce dal desiderio di mostrare quanto il design possa essere un’arte capace di incidere sulla società, cosa che non viene mai richiesta a un designer”.

Le donne imprenditrici di successo riconoscono l’importanza di unire le forze

Sia Paola che Manù, alla domanda “Se non foste state in due o in più di due, avresti fatto la stessa scelta lavorativa?” rispondono in modo immediato e sicuro: “No!”. Non c’è altro da aggiungere.

Donne e start up: cosa dicono i numeri

Si dice start up e si pensa subito a giovani e rampanti imprenditori, pronti a lanciarsi nel mercato nazionale e internazionale ricevendo finanziamenti sempre più ricchi e in sempre meno tempo. Se si dice start up, purtroppo, la parola donne non è la prima in ordine di pensiero. Un motivo c’è: alla fine del 2018, le start up a maggioranza femminile rappresentavano solo il 13% del totale2 ed erano caratterizzate principalmente dalle piccole dimensioni. Tipico dell’Italia? Nient’affatto, perché l’Italia si colloca al quarto posto per percentuale di fondatrici di start up, preceduta solo da Regno Unito, Grecia e Irlanda.

L'imprenditoria al femminile pensa al territorio e al futuro

Il mondo delle start up è relativamente giovane e molto dinamico e presenta già segnali di cambiamento, sia al Nord ma anche e soprattutto al Sud dove le donne diventano imprenditrici anche in risposta alla carenza di lavoro e lo fanno puntando sul territorio ma anche sull’innovazione. Un esempio importante è Orange Fiber, creata dalle giovani imprenditrici siciliane Adriana Santanocito ed Enrica Arenache, che trasforma gli scarti degli agrumi in tessuto e, oltre ad avere conquistato l’attenzione di importanti brand della moda, ha ottenuto nel 2015 il premio Ideas4Change Award delle Nazioni Unite3.

L’8 marzo è arrivato, l’invito a unirsi e fare sistema per creare e rivoluzionare il mondo del lavoro è partito e ci auguriamo di riscrivere lo stesso articolo nel 2021 con dati completamente diversi. Auguri, donne, a voi e a tutti i fortunati che lavoreranno nelle vostre imprese!


1 “Women in the Workplace 2019”. McKinsey & Company, 15/10/2019, https://www.mckinsey.com/featured-insights/gender-equality/women-in-the-workplace-2019.

2 Anna Gaudenzi, “Crescono le startup femminili in Italia. La nostra fotografia”. StartupItalia, 18/12/2018, https://startupitalia.eu/102147-20181217-crescono-le-startup-femminili-italia-la-nostra-fotografia?cn-reloaded=1&cn-reloaded=1.

3 UNECE, “Winner and Finalists of the 1st Ideas4Change Award”. http://www.unece.org/unece-and-the-sdgs/envsustainabledevelopmentmeetings0/sustainable-development/2017/regional-forum-on-sustainable-development-for-the-unece-region-and-related-meetings/winner-and-finalists-of-the-1st-ideas4change-award.html.

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