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News / Innovazione e tecnologia / Lo sviluppo sostenibile delle città del futuro: tra orti urbani e tecnologia hi-tech
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Lo sviluppo sostenibile delle città del futuro: tra orti urbani e tecnologia hi-tech

Fin dai primi decenni del secolo scorso è nata la fantasia di una città ideale e futuristica, alimentata di volta in volta da rivoluzioni industriali e scientifiche. Oscura e alienata come la “Metropolis” di Fritz Lang o la Los Angeles di “Blade Runner”; ottimista e utopica come quella dei Jetsons, la città del futuro non è come ce la siamo immaginata. Frammenti di previsioni totalmente contrapposte convivono tuttora; in nessun caso però siamo ancora riusciti ad avere le macchine volanti. E andremo ancora - e sempre di più - in bicicletta.

I dati statistici ci dicono che nel 2050 il 70% della popolazione mondiale vivrà in aree cittadine*. Ciò significa che 6,7 miliardi di persone si ammasseranno attorno alle grandi metropoli alla ricerca di un futuro migliore. Ma qual è secondo gli esperti, architetti, urbanisti e sociologi, la nuova città del futuro in grado di accogliere tali masse? I punti cardine per uno sviluppo sostenibile delle nuove mega aree urbane sono dieci: ecologia, acqua, energia, vivibilità, cibo, mobilità, cultura, infrastrutture, riciclo, economia. Niente di nuovo, tutto da reinventare.

Sviluppo sostenibile: orti urbani, giardini spugnosi, energia pulita

Le aree urbane dovranno mantenere aree verdi all’interno e attorno al perimetro esterno dei confini cittadini per consentire alla popolazione un facile accesso ad acqua, cibo e aree ricreative. Già in fase sperimentale a Shanghai, i nuovi giardini urbani verranno disposti su terreni spugnosi in grado di filtrare l’acqua piovana e prevenire gli allagamenti: l’acqua non viene più dispersa nelle fognature ma viene riciclata per innaffiare i parchi stessi, per pulire strade e marciapiedi ed innaffiare gli orti urbani. Questi ultimi, sia privati che comunitari - come quelli che già stanno nascendo anche in alcune città italiane - potranno sfruttare anche i tetti dei palazzi, grazie alle nuove tecnologie idroponiche.

I grattacieli di nuova generazione avranno spazi verdi tra un piano e l’altro, utili a migliorare la qualità dell’aria e il morale degli abitanti; sfrutteranno sistemi eolici a turbina e pannelli solari sulle vetrate di rivestimento, così da produrre energia pulita a costo zero.

giardini orti verticali

L’interno degli edifici delle smart city invece diventerà modulare, così da consentire un utilizzo intelligente e scalabile degli spazi, sulla base delle esigenze residenziali o lavorative. I nuclei familiari piccoli, le coppie e i singles possono risiedere in spazi abitativi di dimensioni più compatte, che consentono inoltre un sistema più efficiente di riciclaggio dei rifiuti scarti biodegradabili e non.

Città del futuro: tra treni magnetici e grattacieli sospesi

La previsione è che le megalopoli avranno dei macro nuclei densamente popolati, sia residenziali che lavorativi, connessi tra loro da treni ad alta velocità. I treni a levitazione magnetica sono già una realtà ma la ricerca corre, letteralmente: il primo test con passeggeri di un treno a sistema Hyperloop è avvenuto in questi giorni, sul progetto Virgin Hyperloop del visionario Sir Richard Branson. Questo tipo di treno viaggia in un tunnel “sottovuoto” che può essere interrato o sopraelevato, alimentato da pannelli solari, quasi totalmente silenzioso, più veloce e sostenibile di qualsiasi mezzo attualmente in uso: può raggiungere infatti la velocità di 1000 km orari. Inoltre essendo costituito da piccoli vagoni, i cosiddetti pod, sarà possibile eliminare gli orari di partenza favorendo la destinazione su richiesta, eliminando a sua volta le fermate non prenotate. Si sposteranno forse tra grattacieli autosufficienti e semi-sospesi così da consentire alla natura sottostante di crescere rigogliosa. In questi progetti utopici, lavoro, vita e infrastrutture sono integrati in un solo blocco di edifici connessi che non occupano suolo vergine, eliminando deforestazione ed espansione incontrollata dei sobborghi.

Città intelligenti per uno sviluppo sostenibile

Se anche a voi l’idea del grattacielo-alveare autosufficiente - una realtà già esistente in Cina e molto meno sexy che sulla carta - fa venire un po’ di ansia, oltre a presagire situazioni di disagio sociale come nel distopico film High-Rise, tranquilli: al momento gli urbanisti illuminati stanno solo cercando di farci vivere nelle nostre città in ambienti meno inquinati, meno trafficati e che sfruttano energia pulita o riciclata.

Pioniere di questo restyling mondiale è Mikael Colville Andersen, danese, esperto di progettazione urbanistica, autore di Copenhagenize: the definitive guide to global bicycle urbanism, e presentatore del documentario The Life-Sized City. Secondo Colville-Andersen la base di tutto è l’infrastruttura che rimette al centro l’utilizzo della bicicletta come mezzo più rapido, ecologico e sicuro, integrandolo con l’intermodalità della rete di trasporto pubblico (treni, metro, autobus). Non la definisce è una questione politica, né una questione di esperienza: nelle città europee soprattutto, è semplicemente il mezzo più veloce per andare da A a B; inoltre in questo momento di pandemia è anche il mezzo più sicuro per il distanziamento sociale. Quest’ultimo tema porta a dati in totale controtendenza nei confronti della previsione di concentrazione residenziale urbana: le persone si stanno spostando in periferia o addirittura in paesi più piccoli e isolati, che consentono di acquistare case indipendenti più grandi e con uno spazio verde a minor prezzo. Inoltre lo smart working ha dimostrato di poter funzionare più che bene per molte realtà: questo ha portato al trasferimento temporaneo o definitivo nelle seconde case, in campagna o in montagna, creando un conseguente indotto economico in aree abitualmente meno popolate.

Torneremo tutti a zappare il nostro orto, questo è sicuro.

*European Commission, ”The Future of Cities”.

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