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La storia della moda italiana: il Made in Italy da Emilio Pucci a Elio Fiorucci

Dal 22 al 28 settembre è andata in scena la Milano Fashion Week 2020, un’edizione difficile, che ha visto alcune sfilate dal vivo, altre in diretta streaming e, per la prima volta, anche in TV. È stato Giorgio Armani a voler allargare al grande pubblico la visione della sua sfilata Primavera/Estate. Altra presenza importante sulle passerelle milanesi è stata quella di Valentino che ha sempre sfilato a Parigi ma che per questa edizione ha scelto l’Italia. Insomma, un’edizione diversa, di cambiamento, in cui hanno spiccato i grandi nomi della storia della moda italiana, quelli che hanno segnato il settore con le loro visioni da game-changer e che, negli anni, hanno mantenuto inalterato il ruolo di leader del nostro Paese in uno dei settori industriali più creativi e affascinanti.

Come siamo arrivati a diventare il paese della moda per antonomasia? Quali sono i nomi che più e prima degli altri hanno dato il loro contributo? Conoscerli è importante, per capire non solo “da dove veniamo” ma anche “dove andremo”.

Moda italiana agli albori: la felicità di Emilio Pucci

Risaliamo alla fine degli Anni ’40 per trovare un nome entrato nella storia della moda italiana e della Bibbia dei fashion addicted: Emilio Pucci. Aristocratico fiorentino, dopo gli studi negli Stati Uniti aprì il suo primo atelier. I suoi colori vivaci e i motivi vistosi lo trasformano in quello che la stampa definiva “The Prince of Prints” o, come lui stesso amava descriversi, “lo stilista dell’allegria”. Ma ciò che lo rese un innovatore del tempo, fu la sua visione di una moda che contemplasse e valorizzasse anche lo “sportwear” in un periodo storico in cui la moda italiana con la “m” maiuscola era considerata quella dell’haute couture. Altro marchio di fabbrica della maison Pucci era, ed è tutt’oggi, la sperimentazione sui materiali che sappiano fondere performance, effetto tattile e possibilità estetiche.

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Il ruolo dell’editoria nella moda, firmato Irene Brin

Colta, brillante, cosmopolita. Maria Vittoria Rossi, in arte Irene Brin, fu la prima fashion editor italiana. Il suo linguaggio raffinato ma sempre leggero e ironico, il suo stile e la conoscenza di ben cinque lingue, la portarono nella redazione di Harper’s Bazaar, da dove fece conoscere la moda italiana a tutto il mondo, in un periodo in cui ancora dominava incontrastata la moda francese. Erano gli inizi degli anni Cinquanta, eppure Irene Brin sarebbe moderna anche oggi. Dopo di lei, un’altra figura ha segnato il racconto della moda: Anna Piaggi… ma la sua è un’altra storia.

Le doppie pagine che hanno rivoluzionato la moda italiana (e non solo)

La cultura, lo stile e l’ironia, oltre alla capacità di individuare oggi ciò che sarà amato domani, è sempre stata prerogativa delle grandi firme del giornalismo di moda. Anna Piaggi ha incarnato tutte queste caratteristiche insieme e le ha raccontate al mondo nelle doppie pagine più famose della rivista Vogue. Il suo linguaggio provocatorio e la sua capacità di descrivere intere collezioni con aggettivi e nomi capaci di stroncare o di decretare il successo con due semplici parole, l’hanno resa un’icona del giornalismo, oltre che della moda a livello internazionale. Chi sarà la sua erede?

Storia della moda italiana: dal dopoguerra agli anni ’60, ’70, ’80...

Dalla fine degli anni Cinquanta, le sfilate in Italia si susseguono, le grandi città come Roma, Firenze, Milano e Torino si differenziano negli stili: alta e boutique nelle prime, prêt-à-porter nelle seconde. Gli stili cambiano, le gonne si accorciano, ai nomi già noti se ne aggiungono altri che, collezione dopo collezione, diventano simboli dell’Italia stessa.

Uno tra tutti: Valentino. Dopo di lui, Giorgio Armani, Gianfranco Ferré, Gianni Versace, Dolce & Gabbana, Moschino, ma anche l’innovatore Elio Fiorucci che, con il suo negozio milanese, attirava designer da tutto il mondo. È a loro che dedicheremo i prossimi articoli, per conoscere le rivoluzioni di un settore che qualcuno associa alla frivolezza ma che è in realtà una delle forme d’arte che l’Italia ha più esportato nel mondo.

Curiosità

1. L’Ente Nazionale della Moda è stato costituito durante il periodo fascista, nel 1935, con sede a Torino.

2. Emilio Pucci ha disegnato lo stemma per la tuta degli astronauti della NASA per la missione dell’Apollo 15, ma anche la divisa dei vigili italiani, con i lunghi guanti bianchi.

3. Irene Brin amava scrivere sdraiata, un’abitudine che prese quando era corrispondente di guerra ed era costretta a spostarsi in alloggi molto angusti e scomodi.

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