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Cosa hanno inventato gli italiani? 9 illuminazioni senza le quali non saremmo gli stessi

In un recente articolo abbiamo parlato delle invenzioni italiane grazie alle quali il mondo ha compiuto ampi passi verso la contemporaneità. Non si trattava però nemmeno lontanamente di un elenco completo, ma di una raccolta di alcune tra le più rilevanti. Perciò ecco altri nove inventori italiani e altrettante grandi innovazioni italiane, per rispondere alla domanda: cosa hanno inventato gli italiani?

Dalla pila all’accelerometro a tre assi, dal telefono al microprocessore: poco tempo fa vi abbiamo presentato 10 invenzioni italiane che hanno segnato la storia. Tuttavia si trattava solo di una selezione dei grandi contributi che gli inventori italiani hanno consegnato al mondo. Una selezione che ora vogliamo ampliare con altre nove pietre miliari dell’estro nostrano, che anche in questo caso spaziano nei settori del sapere più disparati.

Ma cosa hanno inventato gli italiani?

1413: Filippo Brunelleschi definisce la prospettiva

Il viaggio, artistico e scientifico, verso una rappresentazione del mondo più rispettosa della realtà si può dire che inizi simbolicamente 600 anni fa. Nel XIV secolo, alcuni artisti avevano cominciato a sperimentare per superare la bidimensionalità nella pittura, su tutti Giotto e Ambrogio Lorenzetti; ma fu Filippo Brunelleschi, all’inizio del XIV secolo, a inventare la prospettiva lineare.

È senza dubbio tra le più grandi innovazioni italiane, tanto che in brevissimo tempo questa tecnica si diffuse in tutta l’arte rinascimentale. Come fece Brunelleschi a giungere a questo risultato? Sulla base della sua esperienza come scultore e architetto, e dopo aver studiato a fondo l’architettura antica, applicò le sue conoscenze geometriche e ottiche alla rappresentazione degli edifici. In questo modo, nel 1413 rappresentò il Battistero di S. Giovanni a Firenze in una prima tavoletta prospettica dall’accuratezza sconcertante per l’epoca. La vera e propria definizione scientifica della prospettiva arriverà poi nel 1436, grazie a Leon Battista Alberti, che la descriverà nel suo trattato “De pictura”.

1847: Ascanio Sobrero sintetizza la nitroglicerina

Gli esperimenti che il chimico e medico Ascanio Sobrero stava conducendo nel proprio laboratorio poco prima della metà dell’Ottocento erano piuttosto pericolosi. Aveva già ripetuto la sintesi del fulmicotone e riuscì a produrre della nitromannite, esplosivo dalla grande instabilità, seguita dal saccarosio fulminante (o vixorite). Si dice persino che una piccola esplosione lo costrinse a sospendere gli studi per via dei danni causati al laboratorio: una storia pienamente credibile.

Quando li riprese, nel 1847, giunse alla scoperta della vita, quella che gli consegnò un posto tra i grandi inventori italiani: la nitroglicerina. Esplosivo molto potente e relativamente stabile e, in piccoli dosaggi, vasodilatatore utile nella cura delle malattie cardiache, la nitroglicerina sarà la base per gli studi di Alfred Nobel. Il chimico svedese, infatti, riuscì a stabilizzare il composto, creando la dinamite.

1922: Guglielmo Marconi teorizza il radar

La storia del radar iniziò per necessità belliche nel periodo tra le due guerre. Si tratta di una di quelle invenzioni importanti nate con il contributo di diversi scienziati. Fu però Guglielmo Marconi, grande inventore italiano noto principalmente per la radio, a teorizzare il principio di funzionamento del radar nel 1922. In un discorso dinanzi all’Institute of Radio gli studi e a realizzare i primi prototipi italiani di “radiotelemetro”. Nel frattempo però, altri eserciti crederanno maggiormente in questa innovazione italiana, sviluppandola più rapidamente fino alle sue applicazioni concrete. Engineers, negli USA, sostenne infatti la possibilità di creare un apparecchio con cui individuare e determinare la distanza delle navi anche nella nebbia, grazie all’uso delle onde elettromagnetiche.

Solo nel 1933 Marconi dimostrerà la fattibilità pratica alle autorità militari italiane; mentre tra il 1935 e il 1936 sarà l’ingegnere Ugo Tiberio a continuare.

1942: Enrico Fermi costruisce il primo reattore nucleare

Da anni ormai il nucleare è al centro di intensi dibattiti etici e ambientali. Quello che forse non tutti sanno, è che a permettere lo sfruttamento di questa fonte di energia è stata una tra le più mirabili invenzioni italiane. Il padre del reattore nucleare a fissione, infatti, fu Enrico Fermi.

Il fisico italiano e la sua squadra attivarono la prima pila atomica – così scelsero di battezzarla – sul finire del 1942, a Chicago. La costruzione del reattore rientrava nel Progetto Manhattan, con cui gli Stati Uniti giunsero alla realizzazione della prima bomba atomica; tuttavia, il funzionamento di base del reattore era pressoché identico a quello che verrà sfruttato dalle applicazioni civili nel secondo dopoguerra.

1956: Candido Jacuzzi compie il primo passo verso la vasca Idromassaggio

Oggi una vasca idromassaggio Jacuzzi è simbolo di benessere economico. Ben pochi sanno, però, che questa è una tra le cose inventate dagli italiani essenzialmente per il benessere fisico. Il primo prototipo venne infatti realizzato da Candido Jacuzzi, immigrato in California dal Friuli, per alleviare le sofferenze del figlio Ken, afflitto da una forma di artrite reumatoide particolarmente aggressiva.

Avendo notato che Ken stava molto meglio dopo le sessioni di idroterapia in ospedale, Candido, sulla base dell’esperienza fatta con le pompe per l’irrigazione, costruì una pompa a immersione da usare a casa. Era il 1956. Nel 1968, poi, fu Roy Jacuzzi a evolvere il concetto di Candido, integrando le bocchette nella vasca e creando così il primo idromassaggio. Insomma, lo spirito da veri inventori italiani è qualcosa che risiede nei geni di questa famiglia.

1966: Fiorello Sodi crea il primo Autovelox

Nemico giurato degli automobilisti indisciplinati, l’Autovelox rientra a pieno titolo tra le grandi invenzioni italiane. Il suo inventore è Fiorello Sodi, fondatore della Sodi Scientifica, che creò il primo esemplare di questo nuovo rilevatore di velocità nel 1966. Autovelox è infatti il nome commerciale, diventato poi di uso comune.

Già negli anni precedenti, in alcuni paesi venivano utilizzati dei rilevatori di velocità sulle autostrade, basati però sulla tecnologia radar. Fiorello Sodi ebbe l’idea di utilizzare una coppia di sensori per misurare il tempo trascorso tra l’attivazione di ciascuno e, di conseguenza, la velocità. Allora si trattava di tubi pneumatici, oggi sono raggi laser, ma la sostanza non cambia: l’Autovelox resta una tra le invenzioni più importanti in tema di sicurezza stradale.

2005: all’Interaction Design Institute di Ivrea vede la luce Arduino, l’hardware open source

Tra le grandi innovazioni italiane, uno spazio va senza dubbio dedicato ad Arduino. Di cosa si tratta? Difficile spiegarlo in poche parole a chi non è molto pratico di informatica; al contrario, gli appassionati della materia sapranno già esattamente di cosa stiamo parlando. In pratica è un piccolo dispositivo elettronico programmabile, creato nel 2005 da un gruppo di membri, guidato dall’italiano Massimo Banzi, dell’Interaction Design Institute di Ivrea.

L’obiettivo, pienamente raggiunto, era di produrre una piattaforma hardware per scopi hobbistici e di prototipazione che fosse più economica dei sistemi esistenti. Sulla base di Arduino si possono realizzare numerosi dispositivi che sfruttano sensori e attuatori per creare automatismi. Al di là della tecnica, però, a far rientrare Arduino tra le invenzioni italiane più importanti è stata la somma della sua semplicità d’uso e del software open source. Non a caso si tratta di uno degli ingredienti fondamentali che hanno dato vita al recentissimo movimento culturale dei “Maker”.

2009: l’Istituto Italiano di tecnologia dà vita a iCub

Dici robotica e quasi istintivamente viene da pensare al Giappone o agli Stati Uniti. Invece “ iCub", un avanzato robot umanoide mostrato al mondo al Festival della Scienza di Genova del 2009, è un progetto dell’Istituto Italiano di Tecnologia. L’aspetto e le dimensioni di questa innovazione italiana ricalcano quelle di un bambino di circa cinque anni, ma le funzionalità non sono da meno.

iCub può infatti muovere tutta la parte superiore del corpo grazie a 53 motori, può gattonare, vedere e persino maneggiare e percepire gli oggetti con il tatto. Può anche simulare le emozioni, variando le espressioni del viso. Tutto questo è stato realizzato in maniera completamente open source, con lo scopo di fornire un supporto alla ricerca sull’intelligenza artificiale. Dalla nascita del progetto, sono più di 30 i robot costruiti a partire dal lavoro dell’IIT.

2015: Argotec porta il caffè nello spazio con ISSpresso

Il caffè espresso, rito tipicamente italiano e parte integrante del nostro modo di vivere. Così radicato nella nostra cultura, da essere portato nel 2015 persino sulla Stazione Spaziale Internazionale. Una delle cose inventate dagli italiani più conosciute degli ultimi anni è infatti la ISSpresso, una macchina del caffè creata appositamente per poter funzionare senza gravità.

Funziona con delle cialde monouso come quelle diffuse ormai in moltissime delle nostre case, ma Argotec, che l’ha realizzata per Lavazza, ha dovuto ripensarne il funzionamento, così da adeguarlo al comportamento dei liquidi in assenza dell’attrazione gravitazionale terrestre.

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