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Le 10 invenzioni italiane che hanno cambiato il mondo

In un mondo focalizzato sul suo presente, innovazione fa rima con start up, intelligenza artificiale, internet. Va a braccetto con l’ormai onnipresente dualismo tecnologico tra Cina e Stati Uniti d’America. Una rapida occhiata al passato, spesso nemmeno così remoto, rivela invece come molte delle invenzioni più importanti siano state consegnate alla storia da inventori italiani. Dunque, cosa hanno inventato gli italiani per trasformare il mondo in cui viviamo?

Guardare al passato per parlare di innovazione potrebbe sembrare un controsenso, specialmente in un mondo frenetico e ossessionato dal futuro come il nostro. Eppure, ripercorrere le invenzioni italiane che hanno lasciato un solco profondo nella storia è un modo per ricordarci quanto culturalmente fertile sia la nostra penisola. Un modo per riscoprire le nostre radici innovative e abbandonare quel senso di marginalità che ci prende, non sempre senza motivo, nel confrontarci con la contemporaneità.

È per questo che abbiamo raccolto alcune delle invenzioni italiane che hanno cambiato il mondo, scegliendole tra innumerevoli altre innovazioni nate nel Bel Paese. Alcune celeberrime, la pizza Margherita per la nostra regina d'Italia, altre meno note ma altrettanto importanti, altre ancora conosciute dai più, a differenza dei rispettivi inventori italiani. Non perdiamo altro tempo quindi, e andiamo alla scoperta di cosa hanno inventato gli italiani.

Oltre a quelle qui sotto citate gli italiani sono stati i creatori dei Moon Boot grazie a Tecnica nel 1950, hanno risolto la prima equazione di secondo grado nel 1545 a opera di Ludovico Ferrari, letto la terra con il sismografo di Palmieri nel 1875. Inventato il violino nel 1500 (Andrea Amati) e ringraziare per sempre la Ferrero con la Nutella (1964). Gli italiani permesso al mondo di volare in elicottero, grazie a Corradino d'Ascanio nel 1925, hanno persino inventato i coriandoli nel 1875 (Enrico Mangili) e la lotteria 1576, Benedetto Gentile.

Le grandi invenzioni italiane che hanno cambiato il mondo

1799: Alessandro Volta crea la pila

Oggi le batterie muovono il mondo, consentendoci di utilizzare ovunque i nostri dispositivi elettronici portatili, o letteralmente alimentando mezzi di trasporto a propulsione elettrica. Se in italiano ci riferiamo ancora oggi agli accumulatori di elettricità con il termine “pila”, è però per via del primo prototipo che Alessandro Volta mise a punto nel 1799.

Proprio sul finire del XVIII secolo, infatti, uno degli inventori italiani più celebri di sempre mise a frutto i propri studi sull’elettricità. Lo fece costruendo una colonna, composta da una pila di coppie di dischi di zinco e rame, intervallate tra loro da feltro imbevuto in acqua salata. Grazie alle reazioni chimiche tra i diversi materiali si originava l’elettricità, dando vita al primo generatore statico di elettricità della storia. Una delle più grandi invenzioni italiane di sempre.

1853: Eugenio Barsanti e Felice Matteucci inventano il motore a combustione interna

A metà dell’Ottocento, il fisico Eugenio Barsanti e l’ingegnere Felice Matteucci lavorano a un’altra delle invenzioni italiane che hanno cambiato il mondo. Barsanti aveva scoperto di poter ottenere energia meccanica infiammando un gas e, grazie all’apporto pratico di Matteucci, i due riuscirono costruire un apparecchio in grado di replicare ciclicamente l’evento. Così, nel giugno del 1953, gli studiosi toscani depositarono la loro invenzione all’Accademia dei Georgofili di Firenze, firmando la premessa fondamentale della storia dell’auto.

Nella cultura popolare, tuttavia, l’invenzione del motore a scoppio viene spesso accostata al tedesco Nikolaus Otto. Come mai? Semplicemente perché fu la sua più efficiente evoluzione degli studi del francese Alphonse Beau de Rochas, a loro volta basati sull’invenzione italiana, a imporsi commercialmente. Per questo il motore a quattro tempi, comunemente utilizzato ancora oggi nelle auto, è definito “a ciclo Otto”.

1854: Antonio Meucci mette a punto il telefono

Nella sua vita Antonio Meucci ha messo a punto e brevettato svariati strumenti innovativi, ma uno ha oscurato tutti gli altri, entrando di diritto tra le invenzioni italiane più importanti della storia. Ci riferiamo al telefono. O, per usare il nome originariamente attribuitogli da Meucci, “telettrofono”. Correva l’anno 1854, quando l’appassionato scienza nato a Firenze mise a punto il suo primo prototipo a Cuba. Lo scopo era di comunicare con la moglie malata e costretta a letto all’interno della stessa casa; la distanza era quindi contenuta, ma sufficiente a provare la validità del principio di funzionamento.

Solo nel 1871, tuttavia, dopo essersi trasferito a New York, Meucci riuscì a raccogliere le risorse per investire in un brevetto annuale; brevetto che tuttavia non poté rinnovare per più di un paio di volte. Proprio da qui ha origine una delle controversie più lunghe della storia in merito alla paternità di un’invenzione. Nel 1876, infatti, l’americano Alexander Graham Bell, dopo aver toccato con mano i prototipi di Meucci negli anni precedenti, deposita il brevetto del telefono. Un dispositivo straordinariamente somigliante – per non dire uguale – al telettrofono dell’inventore italiano. A uscire vincitore dalla causa che ne scaturì fu Bell, grazie a una sentenza emanata nel 1887 e tutt’altro che giuridicamente ineccepibile.

Solo nel 2002, con più di un secolo di ritardo, il Congresso degli Stati Uniti ha riconosciuto in Antonio Meucci il reale inventore del telefono.

1855: Giuseppe Ravizza costruisce la prima macchina per scrivere

Quando, nel 1835, l’avvocato Giuseppe Ravizza inizia a lavorare all’antenato della macchina per scrivere, il suo obiettivo è aiutare i ciechi a vergare dei testi su carta. Il primo prototipo arriva dopo due anni di lavoro, è denominato “cembalo scrivano” e ha tasti identificati da caratteri di scrittura tattile. Dopo 15 successive iterazioni, nel 1855 l’inventore di Novara deposita il brevetto a Torino, senza però che questo segni l’inizio di un successo commerciale.

Ben 26 anni dopo, Ravizza presenta un’ulteriore versione della sua macchina all’Esposizione Nazionale di Milano del 1881. Per la prima volta il cembalo scrivano è pensato per persone vedenti, ma anche in questo caso non si arriverà mai a una vera e propria produzione industriale. Il lavoro di Ravizza dunque non gli portò fortuna, ma merita senza dubbio un posto tra le invenzioni italiane che hanno cambiato il mondo.

1897: Guglielmo Marconi brevetta la radio

Un articolo che parla di cosa hanno inventato gli italiani non sarebbe tale senza citare “la trasmissione telegrafica senza fili” di Guglielmo Marconi. I primi esperimenti di Marconi risalgono ai primi anni Novanta dell’Ottocento, arrivando nel 1895 a far suonare un campanello a due chilometri di distanza senza collegamenti fisici.

Nel 1897, uno tra i più grandi inventori italiani di sempre ottiene a Londra il brevetto per l’antesignano di tutti gli strumenti di comunicazione radio odierni. Negli anni successivi continuerà i suoi esperimenti, perfezionando una delle invenzioni italiane che più hanno impattato sul mondo moderno. Per la sua ricerca nel campo della telegrafia senza fili, Guglielmo Marconi riceverà nel 1909 il premio Nobel per la Fisica.

Si inizia con il design industriale. L'Aurora e la Moka

1924 – Nasce la matita meccanica Aurora. La fabbrica italiana di penne a serbatoio Aurora nel 1924 deposita il brevetto per una matita meccanica, un oggetto oggi di comunissimo uso mentre nel 1933 Luigi de Ponti per Bialetti crea la Moka, oggi addirittura al MOMA. Anche questa invenzione italiana ha origini bolognesi e ha salvato, nel corso degli anni, milioni di lavoratori assonnati!

1946: il mondo conosce la Piaggio Vespa di Corradino D’Ascanio

Nel 1945 l’Italia è devastata dalle conseguenze della Seconda guerra mondiale e ha la necessità di riconvertire le proprie industrie e far ripartire l’economia. Enrico Piaggio pensa dunque a un motociclo estremamente economico come soluzione per la mobilità. Un’idea magistralmente trasformata in metallo e gomma dall’ingegner Corradino D’Ascanio, con il primo modello della di Piaggio Vespa, brevettato e presentato al pubblico nel 1946.

È un nuovo concetto di libertà su due ruote, che rientra senza dubbio tra le grandi invenzioni italiane per il fenomeno di costume che ne nacque. Grazie al fascino della Vespa, il mondo intero conoscerà la praticità degli scooter, che ancora oggi sono uno dei mezzi di trasporto più diffusi nelle città.

1954: Giulio Natta e il polipropilene isotattico

“E mo’? E mo’ e mo’? Moplèn!”. Così recitava Gino Bramieri in alcuni storici spot degli anni Sessanta, appena prima di decantare le proprietà di un materiale altrettanto simbolico del boom economico italiano. Stoviglie, contenitori, automobiline a pedali per bambini: con il Moplen veniva costruito di tutto. Moplen non era altro che il nome commerciale di una materia plastica inventata dal chimico italiano Giulio Natta nel 1954, conosciuta tecnicamente come polipropilene isotattico.

Utilizzato ancora oggi nelle applicazioni più disparate, si distingue per le elevate doti di resistenza meccanica, termica e all’abrasione, unite a leggerezza e flessibilità. La sua scoperta non fu importante solo per la diffusione capillare che ebbe nelle case di tutta Italia, ma anche perché segnò un deciso passo avanti nella comprensione dei polimeri. Tanto che nel 1963, il Prof. Natta ricevette, congiuntamente a Karl Ziegler, il premio Nobel per la Chimica. Un chiaro riconoscimento per una delle invenzioni italiane che più hanno segnato il nostro modo di vivere.

1964: Pier Giorgio Perotto ultima l’Olivetti Programma 101

In questo viaggio tra gli inventori italiani è tempo di parlare del padre di uno dei primissimi calcolatori programmabili della storia, che alcuni si spingono a definire come il primo personal computer. Stiamo parlando dell’ingegner Pier Giorgio Perotto e dell’Olivetti Programma 101, anche conosciuta come “Perottina”.

Agli occhi di oggi questa macchina sembra più una ingombrante calcolatrice, ma quando arrivò sul mercato nel 1965 segnò una vera e propria rivoluzione. Grazie anche a schede magnetiche programmabili, di fatto portava le caratteristiche chiave degli enormi computer di allora in un formato da scrivania. Una scrivania robusta, a dire il vero, visto il peso superiore ai 30 chili.

1971: Federico Faggin progetta l’Intel 4004, il primo microprocessore

A così pochi anni dalla Olivetti 101, fa impressione che si parli del primo microprocessore della storia. È però esattamente questo che fu l’Intel 4004, un’altra delle invenzioni italiane più rilevanti della storia. A crearlo, infatti, fu Federico Faggin, fisico Vicentino che dal ’68 vive negli Stati Uniti.

Al termine microprocessore oggi viene naturale attribuire grandi capacità di calcolo, ma l’Intel 4004 venne sviluppato inizialmente per una “semplice” calcolatrice elettronica. A renderlo un punto di svolta verso gli hardware di oggi fu la sua natura monolitica: si trattava del primo processore realizzato in un unico chip di silicio. Insomma, la svolta non era tanto la velocità, quanto la miniaturizzazione della tecnologia: un passo fondamentale verso dispositivi compatti e potenti come quelli odierni.

2006: Benedetto Vigna crea l’accelerometro a tre assi

Smartphone che ruotano l’immagine automaticamente secondo i nostri movimenti, videogiochi che rispondono semplicemente muovendo nell’aria un telecomando. Entrambe queste piccole meraviglie dell’intrattenimento contemporaneo sono possibili grazie a un’altra delle cose più geniali inventate dagli italiani: l’accelerometro a tre assi.

La possibilità di controllare gli oggetti grazie ai gesti va infatti attribuita a Benedetto Vigna, allora alla guida della divisione sensori micromeccanici della STMicroelectronics. In un quadrato di appena tre millimetri di lato, Vigna e il suo gruppo realizzarono una rosa con centinaia di petali di silicio; in questo modo, grazie alle differenze di potenziale elettrico indotte dal movimento, un accelerometro è in grado di percepire qualsiasi spostamento e di trasmetterlo al relativo (e altrettanto minuscolo) chip di controllo. Complicatissimo da spiegare, ma talmente semplice da usare che ormai quasi tutti i dispositivi elettronici non possono farne a meno.

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