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Il futuro della moda è usato e griffato!

Depop, Vestiaire Collective e TheRealReal hanno ormai più appeal di Zara, H&M e Mango. Sono i siti web in cui vendere abiti usati, acquistare e scambiare capi pre owned e pre-loved. Quello dell’usato e dell’usato firmato di alta moda è un settore che sta conquistando il mercato e che rappresenta il futuro della moda. Il merito è dei social, che impongono un outfit al giorno per un feed sempre aggiornato, e dell’attenzione all’ambiente da parte di un settore che secondo il New York Times è responsabile dell'8% delle emissioni mondiali di gas serra.

Nel 2028, secondo il Sole24ore, il mercato degli abiti usati varrà 20 miliardi in più di quello del fast fashion. Un vero e proprio ribaltamento nelle proporzioni se pensiamo che solo 10 anni fa il secondo valeva esattamente il doppio del primo. Non solo, la vera rivelazione è il mercato dell’abbigliamento usato firmato che, secondo le stime del Boston Consulting, vale l’8% del mercato del lusso e cresce “4 volte più velocemente rispetto al mercato dei prodotti nuovi”.

Vendita abbigliamento usato firmato: il primo fu…

Pioniere , e ancora oggi leader in Europa, tra le piattaforme online per comprare e vendere capi pre owned e usato griffato è Vestiaire Collective (VC) fondata in Francia nel 2009 da ben 6 co-fondatori. La filosofia di VC si basa sulla loro “global community di fashion activist”, che oggi conta 7 milioni di utenti che, comprando capi vintage e vestiti firmati usati e schierandosi a favore dell’economia circolare, fanno bene al Pianeta.

Per tutelare brand e consumatori, Vestiaire Collective ha costituito una task force di specialisti ed esperti provenienti dalle più importanti case d’asta di tutto il mondo che, incrociando marca, dimensione, tessuto e desiderabilità, sono capaci di determinare valore e autenticità di un capo o accessorio. Ed è proprio sull’autenticità che Vestiaire Collective basa un altro dei suoi pilastri, un fondamento che ha portato nel tempo anche al successo del reparto vintage dell’e-commerce, che ancora oggi raccoglie capi molto rari, iconici ed emblematici delle varie età della moda.

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Second-hand, capi vintage e pre-loved: dal web alla città

Sono diversi i motivi per cui l’usato firmato funziona. Si parla di motivi economici e di risparmio, motivi di sostenibilità, ma anche motivi di grandi ritorni di marche anni ’90 come Fila e Reebok per esempio. In Italia questa tendenza non poteva che cominciare a farsi spazio con uno spazio-boutique fisico.

È il caso di Bivio Milano, un’idea di Hilary Belle Walker che, nata e cresciuta a San Francisco, arriva a Milano nel 1988 e dopo una prima fase da copywriter freelance decide di portare il second-hand nel nostro Paese. Hilary racconta di aver chiesto un prestito di 120 mila euro a una persona a lei vicina subito dopo aver scelto il nome per il suo progetto, Bivio. Il passo successivo fu quello di pensare a un business plan la cui formula non prevedeva uno stipendio per lei almeno per il primo anno.

Certa che la sua idea avrebbe funzionato, nel maggio del 2013, Hilary, inaugura Bivio Milano in via Mora 4 (Colonne di San Lorenzo) e come racconta in un’intervista per il Business Insider “durante la prima settimana stavamo già facendo i numeri previsti all’ottavo mese”. Chiunque può vendere i propri capi usati e pre-loved da Bivio anche se nel tempo lo shop è diventato sempre più selettivo. I ricavi per chi vende qui i propri capi? Si può decidere di ricevere il 33% del prezzo di vendita in contanti oppure il 50% in buono acquisto da utilizzare nel negozio.

O, ancora, è il caso di Ambroeus che, sulla stessa linea di Bivio, paga con il 35% del prezzo di vendita in contanti o il 50% in buono sconto. Anche da Ambroeus si trovano capi pre-owned e capi vintage. Qual è la differenza? Un capo per essere vintage deve avere almeno 20-25 anni di vita mentre per essere definito pre-loved o pre-owned può essere anche della scorsa stagione, basta che sia stato amato e abbia vissuto nell’armadio di qualcun altro.

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The best of… i brand per la vendita di abbigliamento usato

Depop, TheRealReal, Vestiaire Collective, ma anche Svuotaly, Rebelle e Vinted. Ecco i migliori siti web e le app per acquistare, vendere e scambiare i vostri vestiti firmati usati online.

  • Depop è la più pop. Famosa per essere usata anche da personaggi come Alessia Marcuzzi o Chiara Ferragni, si presenta come un social che ha la stessa forma di Instagram. È caratterizzata dalla possibilità di scambiare, vendere e acquistare non solo vestiti usati ma anche libri e oggetti di vario genere. La piattaforma trattiene il 10% sulla transazione e, durante il primo lockdown, ha raddoppiato il traffico.

  • TheRealReal è un altro gigante del settore dell’usato firmato, con 4 milioni di membri, il punto di forza di questa piattaforma è il servizio “White glove service” (attivo solo in USA) con cui un esperto dell’azienda viene mandato a casa del venditore, lo aiuta nella valutazione e prende in carico l’oggetto.

  • Vestiaire Collective è stato pioniere del settore. Chi vende sulla piattaforma riceve in media il 75%. dell’importo della vendita, con la differenza che gli articoli vanno online soltanto dopo un’accurata selezione. La scelta di acquisto è veramente ampia, dato che sul sito arrivano fino a 4.000 nuovi articoli ogni giorno.

  • Svuotaly e Rebelle sono invece due startup italiane. La prima, Svuotaly, per ora non applica tariffe sulle vendite e come Depop permette di scambiare oltre a vendere e comprare. Rebelle è invece dedicata al vintage luxury. La piattaforma garantisce l’autenticità grazie ad esperti che valutano i prodotti usati griffati. Inoltre, si può decidere di occuparsi personalmente delle transizioni oppure metterle a carico delle piattaforma in conto vendita, si guadagna un po’ meno, ma pensa a tutto la piattaforma.

  • Vinted è l’ultimo arrivato nel mare degli abiti usati, ma vanta già numeri da capogiro. Questo marketplace nasce in Lituania e, ad oggi, copre già 12 paesi europei, tra i quali anche l’Italia (da dicembre 2020). La registrazione è gratuita e il venditore ottiene il 100% del prezzo.

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