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News / Donne scienza invenzione carriera / Aziende al femminile. Your potential, our hope: il valore dell’imprenditoria femminile per il Paese.
imprenditoria femminile monica casadei

Aziende al femminile. Your potential, our hope: il valore dell’imprenditoria femminile per il Paese.

“DONNE SCIENZA INVENZIONE CARRIERA - Progetto di Gianna Martinengo”
Dalle esperienze alle skill al role model, viaggio tra le professioniste e scienziate che stanno facendo progredire il mondo della scienza italiano e internazionale. Interviste a "mente aperta” anticipate da un viaggio nei diversi mercati dell’innovazione.

Là dove ci sono aziende particolarmente innovative, aziende che sono maggiormente inclusive, che lavorano in settori curiosi, particolari, che riescono a fatturare in condizioni difficili, potete scommetterci: l’imprenditrice sarà certamente donna.

Si possono considerare gli aspetti della formazione, delle skill, delle soft skill, della tenacia e del desiderio di rivalsa (verso secoli di “dietro le quinte”): tutto contribuisce a far sì che nel nostro Paese non solo le imprese al femminile siano tante, in numero crescente negli anni, ma che siano davvero vivaci e facciano bene, per dinamismo e talento, all’intero mercato.

aziende al femminile

Si sta parlando, come emerge dal IV Rapporto sull’imprenditoria femminile-2020 realizzato da Unioncamere*, di un milione e 340 mila imprese guidate da donne, ovvero il 22% del totale. Come accennato, negli ultimi 5 anni le imprese sono cresciute a un ritmo molto più intenso di quelle maschili: +2,9% contro +0,3%. Ciò significa che in valori assoluti l’aumento delle imprese femminili è stato più del triplo rispetto a quello delle imprese maschili: +38.080 contro +12.704. In pratica, le imprese femminili hanno contribuito al 75% dell’incremento complessivo di tutte le imprese in Italia, pari a +50.784 unità.

Quali sono le caratteristiche delle imprese al femminile?

Rispetto a quelle governate dagli uomini, di solito le aziende al femminile sono più concentrate sui servizi, sono di dimensione più ridotta e ubicate maggiormente nel Mezzogiorno. I settori merceologici più percorsi dalle donne imprenditrici sono le attività di servizio alla persona, la sanità e assistenza sociale, il tessile abbigliamento calzature, l’istruzione e il turismo-cultura. Le regioni più “femminili” sono Molise, Basilicata e Abruzzo per il Mezzogiorno, Umbria, Toscana e Marche per il Centro, e Valle d’Aosta per il Nord.

Uno spaccato che fa davvero molto riflettere: là dove il tessuto imprenditoriale non è particolarmente fertile, le idee di business più efficaci vengono alle donne che, da sole o con pochi collaboratori, riescono a creare aziende efficienti, facendo leva su una delle competenze innate che possono vantare: la cura, espressa nelle sue tante declinazioni.

aziende al femminile

Questo è il bello, l’unicum, la specialità, il talento che dà speranza: nell’attesa che le percentuali crescano ulteriormente, le donne imprenditrici si sono ritagliate una fetta di mercato che difficilmente verrà loro scalzata. Non solo: il loro impegno è tale che non si limitano a lavorare “sul sicuro”, scegliendo settori di attività consolidati, ma accettano di sfidarsi occupandosi anche di attività professionali e scientifiche, informatica e telecomunicazioni ben più di quanto non facciano i colleghi maschi.

Imprenditoria femminile e avvento del Covid-19

Lo scenario appena rappresentato è estremamente positivo. E lo sarebbe stato anche nel futuro prossimo, se sulla scena mondiale e nazionale non fosse comparso il Covid-19. La pandemia, incredibilmente, non solo ha bloccato il desiderio di imprenditoria femminile, ma ha posto tutti di fronte a un tema che speravamo di aver arginato. Andiamo con ordine: Unioncamere ha rilevato che nel secondo trimestre di quest’anno, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, le iscrizioni delle imprese femminili si sono ridotte maggiormente rispetto a quelle delle imprese maschili (-42,3% vs -35,2%; media generale -37,1%); penalizzati tantissimo il commercio al dettaglio e la ristorazione, tra tutti i settori. Non solo: la riduzione del numero di iscrizioni ha riguardato soprattutto il Centro-Nord, ovvero il territorio dove la prima ondata della pandemia ha colpito in maniera più violenta.

aziende al femminile

Eccoci tornati indietro di anni e anni: quando l’incertezza sul domani si fa pressante, quando il terreno dell’imprenditoria si fa scivoloso, la donna si ferma, aspetta un attimo. È prudente, di sicuro, preferisce capire come evolve la situazione del mercato. Dall’altro lato, però, è spinta ai suoi “antichi doveri”, ovvero a una presenza maggiore in famiglia e nella cura della famiglia allargata (specie quando il problema che affligge le comunità è proprio di natura sanitaria). È vero che siamo – parlando di Covid-19 - di fronte a un evento non immaginabile e difficilmente gestibile, ma spiace riconfermare quanto anche le imprenditrici siano vittime delle poche tutela in senso “welfare” presenti nel Paese.

Questo periodo passerà – tutti, dagli economisti ai virologi, ne sono convinti – è destinato passare. E allora chiudiamo comunque con una nota di speranza, andando a declinare i plus delle aziende al femminile, che sono diverse nella forma e nella sostanza da quelle maschili, e per certi versi anche migliori. Unioncamere ha realizzato uno spaccato sull’imprenditoria femminile giovanile, che ci aiuta a comprendere come saranno domani tutte le imprese guidate da donne. Ebbene, ci troviamo di fronte ad aziende più green (attente più all’etica che alla competitività, da questo punto di vista), più inclini allo smart working e a implementare politiche di welfare aziendale.

E attenzione: laddove, anche nelle grandi aziende, proprietà e management hanno presenze femminili, le società sono maggiormente propense all’internazionalizzazione e all’innovazione. E non è di sicuro un caso.

La manager che trasforma i reflui industriali in oro blu.
Intervista a Monica Casadei, CEO di Iride Acque.

imprenditrice monica casadei

La prima impressione che si ha dialogando con Monica Casadei è che la sua vita assomigli ad un puzzle: è composta da tante piccole epifanie che con il tempo si sono combinate perfettamente fino a comporre l’immagine che vediamo adesso. Una donna caparbia e determinata che ha saputo trasformarsi in imprenditrice ed eccellere in un settore, quello della depurazione dei reflui generati dai processi produttivi, che fino a pochi anni fa era appannaggio di un gruppo molto ristretto di aziende.

Fortuite occasioni oppure fiuto?

«La mia vita – dice la CEO di Iride Acque – è stata costellata di occasioni fortuite». La prima, quando a soli 30 anni le è stato proposto “quasi per caso” di entrare in un’azienda green. «Negli anni novanta i temi ambientali non erano attenzionati come lo sono adesso e io, inizialmente, non ne ero nemmeno affascinata. Erano la moda e il design a farmi brillare gli occhi. Ma accettai comunque».

depurazione acque reflue

La seconda occasione si manifestò qualche anno più tardi, nel '99, mentre stava partecipando ad un evento a Brescia e, origliando la conversazione dei vicini di tavolo, scoprì che uno dei più grandi player del settore, Saceccav Depurazioni Sacede Spa, era in vendita. «Quella fu proprio l’occasione della vita», racconta. «Fu grazie a quell’informazione, captata ancora una volta quasi per caso, che decisi di mettere insieme quattro, cinque imprenditori e di acquistare la Saceccav tramite un’operazione innovativa di LBO, leveraged buy out, trasformandola, nel giro di 15 anni in un gruppo da 40 milioni di fatturato e 350 dipendenti».

È nel 2015, dopo un anno in cui si è dedicata ad altri progetti, («Ho anche pensato di darmi alla cucina: un’attività che amo perché mi permette di costruire piatti e pietanze a partire dal nulla») che Casadei fonda Iride Acque una società di ricerca per lo studio di nuovi processi di depurazione delle acque reflue industriali. La sede è a Parma, i laboratori e la produzione a Seregno (Monza Brianza).

Il referendum non fa acqua per tutti

referendum acqua

Ancora una volta quella che lei chiama “fortuna” riflette la sua capacità di captare, anzitempo, fenomeni che richiedono un cambio di rotta. «Nel 2011 il referendum sull’acqua aveva segnato un punto di non ritorno. La Commissione Europea aveva inflitto un serie di multe al nostro paese perché i depuratori in 18 regioni d'Italia erano insufficienti e inadeguati, sollecitando di fatto le aziende a depurare i reflui dove venivano prodotti. Era nata perciò l’esigenza di lavorare direttamente con le imprese, e non più per i Comuni e le loro municipalizzate. Quella che per molti era un momento di crisi, per noi si è trasformata in occasione».

Depurazione acque reflue: cosa c’entra una lavatrice?

Prima di lanciarsi nel nuovo progetto e di dare vita a Iride Acque, però, Monica Casadei si mette in ascolto delle esigenze delle aziende. «Io ho la tendenza ad innamorarmi dei miei progetti – spiega- ma quando si fa impresa è necessario verificare che quel progetto non rappresenti solo un desiderio personale, ma risponda anche ad un bisogno del mercato». È grazie a questa sua capacità di ascolto che intuisce che le imprese hanno due necessità insoddisfatte: hanno bisogno di avere una macchina molto piccola per depurare le acque di scarico; hanno bisogno che sia semplice. «Il nostro obiettivo – sottolinea – era produrre un sistema di depurazione delle acque che fosse simile ad una lavatrice, per dimensione e praticità e che fosse economicamente sostenibile».

depurazione acque reflue

Il dispositivo di loro invenzione e produzione centra entrambi questi bisogni: garantisce risultati più efficaci e più efficienti rispetto a quelle tradizionalmente utilizzati; è più economico, perché viene ricavato sottoponendo ad uno specifico trattamento il materiale derivante dal recupero delle pile esauste, è di modeste dimensioni, e in più è ecologico, perché restituisce acqua che ben si adatta ad essere riutilizzata.

«Come Iride Acque abbiamo reso disponibile per molti ciò che prima era un privilegio solo per pochi, dato che in passato la tecnologia che noi utilizziamo, essendo molto costosa, era un processo riservato solo ai settori ad alta marginalità. La scoperta di poter utilizzare materiale di scarto ne ha ridotto drasticamente il costo. Questo dispositivo ora è anche protetto da brevetto». E così, un altro tassello della vita di Casadei si ricompone, dato che la tesi di laurea con cui si laureò in Bocconi nel 1992 verteva proprio sul sistema di brevetti e licenze.

Perché è essenziale che dietro alla depurazione delle acque ci sia una tecnologia per molti?

«Nel tempo abbiamo assistito ad un continuo incremento del consumo di acqua, generato sia dalla crescente urbanizzazione, sia dalla progressiva industrializzazione», spiega Monica Casadei. «Lo scarico di questi reflui nei corpi idrici disturba l’equilibrio del naturale ciclo dell’acqua, inficiandone le naturali potenzialità auto-depurative e portando all’esclusione di importanti fonti di approvvigionamento. Per questo diventa essenziale che i reflui in uscita dai processi produttivi prima di raggiungere le acque superficiali, vengano depurati e, quando possibile, riutilizzati sia per usi civili che industriali».

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Le sfide del 2021 di Monica Casadei: il noleggio

Due sfide importanti attendono Iride Acque nel 2021: «Vorremmo raddoppiare il numero dei dipendenti»: ora la società è composta da cinque persone, «Sono tutte socie, perché penso sia necessario che le colonne portanti del gruppo siano coinvolte a livello societario». E poi, vorremmo aprirci al noleggio. «Avvertiamo che in questo momento si stia facendo largo tra gli imprenditori l’idea che non è più necessario possedere un bene, ma sia meglio noleggiarlo», commenta. «I benefici sono molteplici: in termini economici, ambientali, sociali, di sostenibilità». In più, aggiunge, «Crediamo che questo possa avvicinare ai nostri prodotti anche le piccole imprese, come quel birrificio artigianale che ci ha chiamato ieri e che non sapeva, fino alla multa inflitta dall’Asl, che toccava loro la responsabilità di depurare l’acqua del loro impianto di produzione».

Infine, un piccolo vezzo personale: «Vorrei anche che il nostro sistema di depurazione delle acque fosse il più bello esteticamente, quasi di design. Anche se la nostra tecnica, un’ingegnera molto pragmatica, mi ha detto “Monica, l’importante è che funzioni”. Ma cosa ci posso fare, a me piace ricercare il bello in ogni circostanza».

Del resto, conclude Casadei, «Io con le mani in mano non ci so stare. Ho sempre sentito di essere nata per fare l’imprenditrice. Anche se la mia famiglia ha sempre sostenuto fosse meglio essere dipendente». Loro però non si sono mai opposti. «Anzi, quando a 30 anni mi sono licenziata dal mio primo incarico per aprire una mia società di consulenze, i miei genitori mi hanno detto “Per noi è una pazzia, ma noi ti staremo sempre a fianco”.

*Il portale di Unioncamere per la promozione dei comitati per l’imprenditoria femminile, Unioncamere - IV Rapporto sull'imprenditorialità femminile, 27/07/2020.

Biografia di Monica Casadei

Qualcuno potrebbe dire che sono una cuoca “prestata” all’imprenditoria, riassumendo in una sola frase le mie due grandi passioni: preparare un buon piatto per gustarlo insieme alle persone a cui voglio bene e osservare un progetto imprenditoriale che prende forma nel tempo.

Laurea in Economia Aziendale, ho capito molto presto che donne come Marisa Bellisario o Federica Olivares, erano per me fonte di grande ispirazione ma mi è bastato qualche anno per comprendere che, essere manager di una grande azienda, era solo parte di ciò che desideravo: sognavo che l’azienda fosse mia perché ero convinta che solo così avrei potuto avere accesso alla “visione d’insieme”, contribuendo a definirne i contorni.

A 35 anni, grazie ad un’operazione di LBO, sono diventata socia e poi Presidente di una delle società leader a livello nazionale nel settore del trattamento delle acque. È stato il Progetto a cui mi sono dedicata per quasi 15 anni e che ho deciso di cedere solo quando ho capito che era arrivato il momento di una nuova avventura. Devo ammettere che, tanti anni fa, non ho scelto di occuparmi di temi ambientali, è semplicemente capitato. Oggi, invece, sono assolutamente consapevole dell’importanza che la tutela dell’ambiente riveste per tutti noi, ed è per questo che ho scelto di continuare ad occuparmene.

Attualmente sono Amministratore Delegato di Iride Acque Srl, una società che ha sviluppato e brevettato una nanotecnologia per la depurazione dei reflui industriali. Il nostro obiettivo è offrire, mediante i nostri prodotti, soluzioni concrete alle richieste che ci provengono dal mondo produttivo e, nel farlo, abbiamo cercato di declinare il concetto di economia circolare, sia utilizzando materie prime ricavate da materiale di scarto, sia garantendo ai nostri clienti il maggior riutilizzo di acqua possibile.

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